Dal 22 al 26 settembre, nella cornice del Parco Dora di Torino si terrà l’evento “Terra Madre Salone del Gusto 2022“, un’edizione all’insegna del tema della rigenerazione, di un rinnovamento radicale necessario, secondo Slow Food, per una reale transizione agroecologica, che può e deve partire dal cibo migliorando le pratiche agricole, i sistemi di produzione e distribuzione, le diete e le abitudini di consumo, nelle città come nei piccoli borghi.

La scelta del luogo dove si svolgerà la manifestazione non è affatto casuale in quanto si tratta di un parco attraversato dal fiume Dora Riparia che, negli anni cinquanta, fu coperto per ricavare un piazzale per il deposito dei rottami metallici da destinare alle acciaierie. Solamente all’inizio del nuovo millennio si è stabilito di ridare al fiume la possibilità di scorrere liberamente, e dal 2018 tutta l’aera circostante è al centro di un progetto di trasformazione e riqualificazione urbana. Dunque una scelta fortemente simbolica quella di svolgere l’evento internazionale dedicato all’agricoltura, all’allevamento, alla produzione alimentare e alle politiche ambientali e alimentari, in un posto dove prima sorgevano fabbriche e impianti produttivi.

Proprio su questo tema Carlo Petrini, fondatore dell’associazione Slow Food, si  voluto confrontare, attraverso un’interessante intervista (clicca qui per il testo completo), con il celebre architetto Renzo Piano, definendolo colui che ha saputo mettere in risalto qualsiasi tipo di contesto cittadino, valorizzando, anche prima dell’estetica, l’aspetto etico e sociale e la cui testimonianza, pertanto, assume un valore altamente rigenerativo. Nell’esprimere il suo concetto di “rigenerazione” collegato all’ambiente della periferia urbana, l’architetto sottolinea quanto potenziale di crescita si sprigioni da questi luoghi, e quanto sia quindi fondamentale intervenire sulla loro riqualificazione per farne emergere l’energia vitale che racchiudono.

Estremamente interessante risulta poi il passaggio in cui Renzo Piano racconta del progetto, affidatogli da Gino Strada, di costruire un “ospedale scandalosamente bello” in Uganda per realizzare il quale racconta di aver utilizzato materiali e risorse (energia solare) a disposizione in quella zona, ritenendo questo un atto “rigenerativo“, il “mettere a valore le risorse proprie di quel territorio“.

“Ogni quartiere e ogni area geografica ha delle risorse che, se utilizzate nel modo corretto e attraverso i processi più adeguati, possono fornire un futuro migliore a tutti i loro abitanti”. (Renzo Piano)

Sulla scia di queste parole Carlo Petrini esprime delle riflessioni finali su un concetto che risulta essere chiave sia per la gastronomia che per l’architettura, ovvero che ci deve essere interazione tra tradizione ed innovazione, identificando i giusti tipi di innovazione ed integrandoli con le società. E non solo, aggiunge anche che questi due mestieri si avvicinano per gli aspetti pratici e tangibili che li caratterizzano, ma anche perché hanno a che fare con il bello, e che chi li esercita ha il “dovere di esplorare il legame che vige tra la tecnica e la società: questo è l’etica“.

Ritorna dunque il tema della contaminazione tra arti e mestieri apparentemente lontani, come il design e gli allevamenti, molto caro alla redazione di Ruminantia. Un tema che avevamo trattato nella video intervista a  Luciano Galimberti, il presidente dell’Associazione per il Disegno Industriale (ADI), prendendo spunto dal fatto che Israele ha portato all’edizione 2021 sull’architettura della Biennale di Venezia la sua tipologia di allevamento per bovine da latte chiamata compost barn.