Il Ministero dell’agricoltura argentino ha annunciato un aumento dei dazi per le esportazioni di olio e farina di soia che servirà a finanziare un fondo di stabilizzazione del prezzo del grano, salito alle stelle nell’ultimo mese. 

Come noto la crisi provocata dalla guerra in Ucraina ha avuto un forte impatto sui mercati globali, incluso quello dei cereali. Russia ed Ucraina sono infatti importanti produttori ed esportatori di grano, al punto che le loro esportazioni di questo cereale rappresentano il 28% del commercio mondiale.

Il conflitto nel Mar Nero ha avuto quindi un forte impatto sui prezzi delle materie prime di molte nazioni in tutto il mondo, compresa l’Argentina, in cui tra il 1° febbraio e la prima settimana di marzo è stato registrato un aumento del 46% per il prezzo del grano, che è passato da 25.000 $ a tonnellata a 35.000 $. L’aumento è stato trasferito sul prezzo della farina e, di conseguenza, su quello del pane e di tutti i derivati.

In questo scenario, il Ministro dell’agricoltura, dell’allevamento e della pesca argentino, Julián Domínguez, ha annunciato il 19 marzo 2022 l’attuazione di una serie di misure che hanno l’obiettivo di stabilizzare il prezzo interno del grano per tornare ai livelli prebellici, disaccoppiandolo dai prezzi internazionali, in modo da difendere i consumatori senza danneggiare i produttori.

Per questo, fa sapere il Ministero, il governo ha deciso di creare un Fondo di stabilizzazione temporaneo per il grano argentino, la cui amministrazione sarà esclusivamente a carico del Segretario del Commercio Interno, che istituirà un fondo fiduciario a tale scopo.

Per finanziare il Fondo, il Ministero aumenterà le imposte sulle esportazioni di olio e farina di soia, che passeranno dal 31 al 33%.

Il Fondo sarà quindi costituito con i proventi della sospensione fino al 31 dicembre 2022 del decreto 790/2020, che ha stabilito un differenziale di 2 punti percentuali sui dazi all’esportazione dei sottoprodotti dell’industria della soia.

In altre parole, l’industria sconta il 33% del valore della soia al produttore, ma paga il 31% quando esporta olio di soia e farine proteiche. È il premio per il valore aggiunto. In questa straordinaria circostanza che il mondo sta attraversando, la decisione è stata quella di sospendere temporaneamente la validità di questo differenziale, per sostenere il grano per il consumo interno.

La decisione non tocca quindi i produttori di frumento, mais, girasole o soia, in quanto il Fondo sarà costituito unicamente con il suddetto differenziale. Le aliquote dei dazi all’esportazione su tutti i cereali rimarranno ai valori attuali.

La misura raggiungerà 11 aziende che esportano sottoprodotti di soia, di cui 8 che rappresentano da sole il 95% delle esportazioni totali.

Inoltre è stato deciso di ampliare il raccolto 22/23 con l’obiettivo di raggiungere un nuovo record di produzione, ovvero 25 milioni di tonnellate.