Nel 2020 prodotte 12.600 tonnellate di bresaola certificata, per un valore al consumo di 454 milioni di euro e in controtendenza le vendite in vaschetta.
Il presidente del Consorzio Franco Moro: “La riduzione dei consumi fuori casa e le mutate abitudini del consumatore ci hanno penalizzato, ma il nostro comparto si conferma di notevole impatto economico e soprattutto già ci sono segnali di ripresa confortanti. Guardiamo al futuro con ottimismo e con la volontà di far ripartire il settore, con lo sforzo di utilizzare tutta la materia prima italiana possibile, compatibilmente con il Disciplinare e con gli standard di qualità necessari per produrre la Bresaola della Valtellina IGP”
Da un anno a questa parte la pandemia ha insidiato da più fronti l’economia del Paese. Per la Bresaola della Valtellina IGP è stato un anno complicato in linea con l’andamento dei salumi di alta fascia. Nonostante le evidenze di crescita del 2019 e di inizio 2020 parlassero di un settore in piena salute, lo scenario è cambiato con l‘inizio del lockdown anche per questo salume che pure riscontra da parte del consumatore un evidente apprezzamento. Il comparto, caratterizzato anche dalla variabilità di prezzo della materia prima, soprattutto nei primi mesi dell’emergenza è stato, infatti, tra i più penalizzati all’interno di un alimentare dinamico.
E i dati del 2020 lo confermano: la produzione complessiva di Bresaola della Valtellina IGP riferita alle 16 aziende certificate si è attestata a 12.600 tonnellate (-8,78% sul 2019). In totale, sono state avviate alla produzione di Bresaola della Valtellina IGP poco più di 35mila tonnellate di materia prima (per il 90% di taglio punta d’anca), di selezionata provenienza europea e mondiale, con percentuali diversificate da produttore a produttore. Sul fronte consumi, in graduale espansione da 20 anni, il comparto ha segnato un valore di 454 milioni di euro (-7,59% sul 2019) con un impatto di assoluto rilievo sulla provincia di Sondrio di 214 milioni di euro (-8,78%) per un settore che conta 1400 occupati.
L’export rappresenta il 7% della produzione, con un valore di 18.500 milioni di euro. Sono state esportate poco meno di 900 tonnellate di Bresaola della Valtellina IGP, un dato significativo anche se in calo oggettivo, causa pandemia, rispetto al 2019 (-29%), di cui il 72% nei Paesi UE e il 28% nei Paesi extra UE.
Secondo l’analisi del Consorzio, inoltre, alla base della riduzione dei volumi c’è anche la limitazione degli acquisti al banco taglio: per limitare i contatti ravvicinati con gli altri clienti nei supermercati si è preferito evitare il banco assistito. Mentre l’acquisto del prodotto in vaschetta, già predominante negli anni precedenti, è cresciuto in termini assoluti (+2,3% sul 2019) con oltre 6mila tonnellate, cioè il 50% della produzione totale di Bresaola della Valtellina IGP.
“Siamo tenaci e positivi – continua il Presidente Moro – cominciamo a riscontrare lievi segnali di ripresa e confidiamo che, appena sarà possibile allentare le misure di restrizione e stabilizzare le riaperture, anche i consumi di bresaola torneranno a crescere, vista la fiducia e l’apprezzamento che il consumatore riserva al nostro prodotto unico nel suo genere”.
Fonte: Consorzio di Tutela Bresaola della Valtellina




























































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