L’Istituto di Bioetica per la Veterinaria e l’Agroalimentare esprime la sua preoccupazione, attraverso un comunicato stampa, sulle problematiche che attanagliano il settore agricolo in questo momento quali costi di produzione, difficoltà negli approvvigionamenti, siccità, ed invita tutti i cittadini consumatori a partecipare attivamente alla gestione di questa grave situazione visto il rischio concreto di arrivare, in un futuro molto prossimo, a non avere cibo a disposizione per tutti.

2022, non è solo crisi per l’Agricoltura, ma ancor più per l’approvvigionamento di cibo

Stiamo vivendo un periodo storico del tutto particolare per la sua drammaticità. Il problema della “fame nel mondo”, mai risolto per le popolazioni di ampie aree potrebbe allargarsi a tutto il pianeta. Il rischio che in un prossimo futuro il cibo disponibile, prodotto nello spazio finito e limitato del pianeta Terra non sia sufficiente per i suoi abitanti è reale.

Gli effetti della pandemia di covid-19 sulle reti produttive e logistiche prima e la guerra in Ucraina poi, hanno sinergicamente sommato i loro effetti negativi sull’aumento dei costi di produzione nelle aziende agricole. A essi si somma l’effetto della grave siccità che sta facendo diminuire le produzioni, farà aumentare i prezzi all’origine e di conseguenza al consumo. Per molte aziende agricole, soltanto, un aumento del prezzo di vendita potrà essere la possibilità di salvezza. E qui va fatta la prima considerazione: la sopravvivenza delle aziende agricole è l’unica possibilità di avere qualche garanzia degli approvvigionamenti alimentari futuri in un contesto di riduzione drastica del commercio internazionale dei prodotti alimentari.

Gli aumenti dei costi dei carburanti, dei fertilizzanti, delle sementi e di tutte le innumerevoli componenti della produzione agricola, in combinazione con le basse rese produttive dovute alla scarsità di piogge mettono a rischio la sopravvivenza economica e la vita materiale di chi si occupa di alimentare il pianeta.

L’ annata di siccità che segue le precedenti stagioni già carenti di piogge, fa prevedere un duraturo netto calo delle produzioni che verrà a sommarsi alla penuria generale già in atto. Molti di coloro che producono “il cibo”, in un momento in cui dovrebbero vedere la loro funzione vitale per la società particolarmente riconosciuta, corrono dei rischi molto gravi per la prosecuzione della loro attività.

In un contesto in cui le informazioni su come venga prodotto il cibo che consumiamo sono distorte da ragioni ideologiche o di marketing, in una società fortemente inurbata che ha perduto il contatto diretto col mondo agricolo di cui resta una visione romantica da un lato e problematica dall’altro, i consumatori non riescono a cogliere la portata degli eventi in quanto i media li trattano da “spettatori preoccupati e non da parte attiva del problema. Ad esempio, l’impatto della attuale siccità, non colta nel vivo dall’abitante della città fino a quando non vi fosse una limitazione dei consumi idrici casalinghi, non induce all’attivazione di una particolare attenzione e a scelte consapevoli ed eticamente fondate da parte dei consumatori, né i media forniscono loro indicazioni su come comportarsi, limitandosi a invitarli semplicemente alla riduzione dei consumi di acqua.

L’appello dell’istituto di Bioetica IBV-A ai cittadini-consumatori consiste nel condividere lo sforzo che dovrà fare il mondo dell’agricoltura. Mondo che non è riconducibile ai soli agricoltori e alle loro famiglie ma anche a tutti i fornitori di servizi, senza dimenticare gli animali allevati e l’ambiente agrario.

Il ruolo del cittadino consumatore e dei mezzi d’informazione deve trasformarsi da quello di osservatore distaccato a quello di attore partecipe. Il coinvolgimento diretto è il miglior modo per creare barriere protettive contro la falsa informazione, le mezze verità e le interpretazioni ideologiche che sostituiscono e rendono impossibile una conoscenza di quella moltitudine, complessa, di attività che portano il cibo dal campo alla tavola, ossia dell’insieme di pratiche che rende possibile l’alimentazione umana e animale oltre alla gestione del territorio.

Negli ultimi anni, nei Paesi avanzati il cibo è stato abbondante e di grande qualità, vario e a buon mercato, cosa che ha fatto credere che la penuria in questa parte di mondo fosse impossibile. Si è pensato che la fame e la denutrizione fossero lontane dal nostro mondo. In un momento di crisi saremmo tentati di tornare a un’autarchia alimentare, tra l’altro irrealizzabile in tempi brevi, ma questo potrebbe avvenire solo al costo della perdita da un lato di varietà del cibo e dall’altro dei valori della solidarietà. La sicurezza alimentare, infatti, non è unicamente un concetto tecnico, ma ha anche una connotazione morale.

Nello stesso, pur ampio, dibattito sui cambiamenti climatici ci si limita alle cause e alle possibili soluzioni a medio lungo termine, ma quasi per niente ci si interessa di chi il danno lo subisce nell’immediato e andrebbe soccorso. Il mondo agricolo è nella sua generalità, ma a macchia di leopardo, colpito duramente dai fenomeni legati ai cambiamenti climatici e per lo più lasciato al suo destino.

Questo è un appello a cittadini-consumatori intelligenti più che generosi, previdenti più che equanimi perché la chiusura di aziende agricole che si dovesse continuare a verificare come avviene sistematicamente da anni, per l’impossibilità di molti di rimanere sul mercato, d’ora in poi porterebbe a ridurre le aree coltivate e di conseguenza le produzioni future aggravando una situazione già ora drammatica. Più ancora che fornire aiuti materiali è importante la conoscenza della situazione per utilizzare al meglio le risorse, in questo momento particolarmente limitate.

Riteniamo che il cittadino consumatore non abbia solo il diritto a essere informato ma anche il dovere di cercare informazioni, acquisire una conoscenza dei fenomeni e sentire la responsabilità morale della ricaduta pratica delle sue scelte sulla vita della parte debole e misconosciuta della filiera alimentare.

Parlando di responsabilità IBV-A auspica un cambio di paradigma, di approccio mentale e l’avvio di un dibattito culturale su ciò che è insito nella condizione biologica umana come il mangiare, ma che nei paesi ricchi è stato dato per scontato se non per le raffinatezze gastronomiche e i prodotti d’élite.

Come si potrebbe realizzare questo cambio di paradigma? Accettando l’idea di una diversa visione del rapporto costo beneficio nell’acquisto del cibo! Dimostrandosi interessati a conoscere quanta parte dell’aumento di prezzo alla vendita è stato realmente indirizzato a pagare i maggiori costi della produzione primaria.

Ma soprattutto acquisendo un diverso sistema di rappresentazione delle cose e riflettendo sul concetto di filiera alimentare come corresponsabilità e interdipendenza, vero esercizio di solidarietà umana e legame biologico tra gli esseri umani e la vita del pianeta.

L’ esigenza principale e immediata (i prossimi lavori agricoli si programmano ora) non è solo una operazione materiale di intervento sperabilmente non burocratico ma una necessità etica, doverosa anche in passato, ma allo stato attuale da vedere come una strategia culturale, quindi sperabilmente civile e politica, per perseguire la stessa sicurezza di ricevere del cibo sufficiente.

Fonte: Comunicato dell’Istituto di Bioetica per la Veterinaria e l’Agroalimentare-IBVA