Grano duro, prezzi in rialzo fino all’80% rispetto al 2021; le prime stime produttive della campagna 2022 in Italia sono in leggero calo, da Assosementi: Il seme non certificato è impiegato su oltre la metà delle superfici coltivate. La filiera si impegni a supportarne l’uso per una più completa valorizzazione delle produzioni.

L’impiego di seme certificato per le coltivazioni di frumento duro in Italia nel 2022 non andrebbe oltre le 179mila tonnellate, con una crescita del 4% rispetto al 2021. Questo dato implicherebbe che l’uso di seme non certificato continua a riguardare oltre la metà delle superfici coltivate, mettendo a rischio la tracciabilità di una produzione strategica come la pasta, alimento principe della nostra dieta e simbolo di italianità nel mondo. A lanciare l’allarme è Assosementi, l’associazione che rappresenta le aziende sementiere italiane, in occasione della settima edizione dei Durum Days.

La modestissima progressione ottenuta negli ultimi dodici mesi non muta la situazione di deficit che vive ormai da anni il nostro settore, ha dichiarato Andrea Demontis, Presidente delle Sezione Costitutori di Assosementi. Il frumento duro è tra le specie che più soffrono del basso impiego di seme certificato, con tutto ciò che ne consegue in termini di tracciabilità per una coltivazione che più di tutte incarna il Made in Italy“.

“Per offrire produzioni ad alto valore aggiunto agli agricoltori e assicurare la salubrità e la qualità del prodotto finale ai consumatori non si può prescindere dal seme certificato. Si tratta di un punto di partenza fondamentale, che consente di rendere completo un sistema produttivo sin dal primo anello e ottenere vantaggi garantiti a un prezzo irrisorio. Per questo motivo, è importante che la filiera continui ad appoggiarci con tutti i mezzi possibili per favorire l’uso del seme certificato” ha aggiunto Demontis.

“Non va infine dimenticato che tra i vantaggi assicurati dal seme certificato c’è il sostegno diretto ai programmi varietali messi in campo dalle aziende sementiere. Grazie al sequenziamento del frumento duro e all’impiego delle NGTs potremmo mettere a punto varietà di interesse per tutto il comparto in tempi più rapidi. È però fondamentale non perdere ulteriore terreno: il nostro auspicio è che questo percorso di innovazione sia pienamente sostenuto dalle istituzioni, per consentire anche lo sviluppo di partnership efficaci tra pubblico e privato” ha concluso Demontis.

Secondo CIA e Confagricoltura, restano sostenuti i prezzi del grano duro, con quotazioni superiori di circa il 70-80% rispetto a un anno fa. A maggio il prezzo della Camera di Commercio di Foggia si è attestato sui 544,50 €/t, un valore non distante dai picchi massimi toccati a gennaio 2022. È difficile al momento ipotizzare riduzioni di prezzo superiori al 15%, anche per il sostegno che arriva da condizioni sempre più critiche sul generale mercato dei cereali. In Europa il clima secco sta mettendo a rischio il raccolto di frumento duro, soprattutto in Francia, mentre in Italia le recenti piogge potrebbero non essere sufficienti a compensare la siccità dei mesi precedenti, anche alla luce dei ritardi delle semine, ed in considerazione dell’ondata di caldo che sta investendo il Paese. Le prospettive di riduzione dei prezzi per il grano duro, peraltro modeste, restano quindi subordinate ai rischi di ulteriore deterioramento delle produzioni per via dell’impatto climatico. La produzione nazionale faticherebbe a raggiungere i 4 milioni di tonnellate, facendo quindi registrare un leggero calo rispetto alla campagna precedente.

Secondo le previsioni elaborate da Areté, società di ricerca e consulenza specializzata nell’agri-food, dopo il pesante impatto della siccità che nella scorsa campagna ha compromesso oltre la metà del raccolto atteso in Nord America, anche per la campagna 2022/23 (che si apre a giugno 2022) le condizioni climatiche non ottimali stanno ipotecando le produzioni attese.

In Nord America (USA e Canada), i ritardi nelle semine e la siccità stanno limitando le potenzialità di rimbalzo dell’offerta, comunque significative dopo la produzione deludente della scorsa campagna. In Canada, dove l’aumento atteso delle aree seminate è superiore al 10%, le stime di Areté prevedono produzioni che non andranno oltre i 5,5 milioni di tonnellate: non certo un dato record, ma comunque un recupero importante rispetto al dato precedente di 2,6 milioni di tonnellate.

Tornando invece alle previsioni di resa del grano duro per l’Italia, sono pesanti le incognite legate ai cambiamenti climatici. Secondo il Centro di Cerealicoltura e Colture Industriali del CREA, il più importante ente di ricerca dedicato all’agroalimentare, “nelle regioni meridionali, le semine scalari di inizio stagione, dovute alle abbondanti precipitazioni, unitamente alle basse temperature del periodo primaverile hanno provocato un allungamento del ciclo della coltura, costringendola ad una fase di riempimento della granella con temperature in forte aumento. Pertanto, in questi areali, se le condizioni meteorologiche permangono stabili, la produzione media attesa potrebbe essere limitata per effetto della “stretta”. Nelle regioni centro-settentrionali, superato l’allarme siccità del periodo invernale-primaverile, al momento la coltivazione si presenta in buone condizioni anche dal punto di vista fitosanitario. Resta anche al Nord l’incognita meteorologica delle prossime settimane che potrebbe influenzare ancora la produzione finale.

Fonte: Assosementi, CIA, Confagrigoltura