L’utilizzo del liquame e del digestato è un modello di economia circolare che rende i sistemi agricoli più sostenibili. Se gestita male questa risorsa può però creare problemi importanti sia all’ambiente che alla salute umana. Una nuova strada è rappresentata dalla scelta di diluire gli effluenti zootecnici con acqua nell’attività di irrigazione: una tecnica che consente di abbattere le emissioni aumentando allo stesso tempo l’efficienza dell’azoto.
Questo il messaggio lanciato dal convegno finale del Progetto LIFE Arimeda per la riduzione delle emissioni di ammoniaca in agricoltura, iniziativa di respiro europeo che ha coinvolto anche ARAL (l’Associazione Regionale Allevatori di Lombardia). In una lunga diretta streaming sono stati presentati i dati raccolti nel corso di una sperimentazione triennale che ha coinvolto da settembre 2017 la regione spagnola di Aragona e la Lombardia, due fra le aree comunitarie a maggiore concentrazione di attività agrozootecnica. Il tutto per un investimento pari a 2,6 milioni di euro finanziato al 58% dall’Unione Europea.
“La tradizione agricola lombarda è ricca di esperienze illuminanti spesso messe in cattiva luce – ha detto in apertura Luca Zucchelli della Direzione Generale Agricoltura di Regione Lombardia -. La produttività della pianura passa da sempre attraverso un utilizzo sapiente del refluo e del letame: non è un caso che una delle più importanti azioni di sostenibilità intraprese da Regione Lombardia riguardi proprio la modalità di gestione degli effluenti zootecnici, perché nel tempo tutto evolve e fortunatamente migliora, ed oggi siamo capaci di intervenire sulle criticità di alcuni fattori ambientali che fino a pochi anni fa non eravamo in grado di vedere. La zootecnia resta un pilastro insostituibile della nostra economia agricola, ma certo l’alta concentrazione di allevamenti nell’areale lombardo rischia di esasperare il problema delle emissioni di gas serra: da qui il costante impegno a migliorare la comprensione dei fenomeni favorendo sistemi adattabili alle esigenze del nostro territorio. Sotto questo profilo il Progetto Life Arimeda brilla per concreta semplicità: il rigore metodologico dei dati convince a promuovere nelle aziende buone pratiche per la gestione dei reflui”.
A Dolores Quilez, esponente dell’ente coordinatore CITA, il Centro di Ricerca e Tecnologia Alimentare della Regione di Aragona, il compito di presentare ed inquadrare obbiettivi e risultati del progetto. “L’agricoltura – ha spiegato – è responsabile del 92% delle emissioni di ammoniaca, che arrivano dall’utilizzo di fertilizzanti azotati e sintetici, con numerose ricadute sia sull’ambiente che sulla salute umana, in quanto l’ammoniaca, quando entra a contatto con l’aria, crea particelle che, inalate, possono essere causa di malattie cardiovascolari e respiratorie. L’obbiettivo di questo progetto era quello di dimostrare come l’adozione di tecniche innovative di fertirrigazione con frazione liquida nel liquame possa diventare la strategia ideale per ridurre queste emissioni”.
Il progetto è stato portato avanti su due sistemi di irrigazione, con ala gocciolante e attraverso l’impiego di pivot, lavorando quindi sia a livello superficiale che in profondità.
“Oltre ad indubbi vantaggi economici – ha detto ancora Dolores Quilez – questo sistema di irrigazione con liquami ha altri vantaggi perché l’applicazione (ipotesi 1 – del liquame suino e del digestato/ ipotesi 2 – degli effluenti diluiti con acqua) riduce sia la perdita in termini di azoto (sottointeso – utile alle piante) che la volatilizzazione dell’ammoniaca”.
Conclusioni confermate da Giorgio Provolo del Dipartimento di scienze agrarie e ambientali dell’Università degli Studi di Milano, capofila per la parte italiana del progetto.
“La sperimentazione ed il monitoraggio in Lombardia sono stati condotti in cinque diverse aziende, tre con irrigazione a goccia e due con pivot, per tre anni dal 2018 al 2020 – ha spiegato il professor Provolo -. Abbiamo raccolto un insieme di dati confrontando tecniche diverse, partendo da un assunto fondamentale: per l’adozione delle tecniche di fertirrigazione è necessario adottare un elemento filtrante per evitare l’occlusione di ugelli e gocciolatori, Sulla base dell’esperienza effettuata i dati dicono che le riduzioni di emissioni di ammoniaca considerate nel loro complesso possono arrivare anche al 90% nel caso di adozione dell’ala gocciolante. Dato che va letto anche in termini di efficienza dell’azoto che, senza dubbio, aumenta in modo più limitato, perché per ottenere un’efficienza elevata, vanno ridotte le dosi in presemina dei digestati: così si può aumentare l’efficienza fino al 65-70%”.
Il Progetto ha coinvolto in qualità di partner anche aziende come Acquafert, che hanno messo a disposizione la tecnologia per la sperimentazione di cui Andrea Guidetti ha illustrato i risultati applicati alle aziende lombarde. Altro partner lo Studio Agriter: Giambattista Merigo, parlando della valutazione ambientale nella scelta fertirrigua, ha dichiarato che “il risultato delle analisi mostra come l’uso della fertirrigazione combinata con appropriate tecniche di distribuzione del digestato in presemina può essere senza dubbio una tecnica sostenibile per la gestione degli effluenti in agricoltura”.
Flavio Sommariva, tecnico ARAL che ha promosso lo svolgimento del progetto in Lombardia, ha parlato del trasferimento pratico dei risultati sul campo, secondo un modus operandi tipico dell’Associazione Regionale Allevatori di Lombardia.
“Tra gli scopi di ARAL c’è da sempre quello di sviluppare e collaborare a progetti di ricerca finalizzati a promuovere il ruolo della zootecnia, trasferendo le conoscenze sul campo, anche se oggi come oggi questo sviluppo non può più prescindere da presupposti fondamentali come sostenibilità ambientale, benessere animale o farmaco-resistenza – ha spiegato -. Su questo fronte la fertirrigazione rappresenta indubbi vantaggi; perché se è vero che la Lombardia è naturalmente ricca di acqua e non presenta problemi di approvvigionamento, è anche vero che non possiamo pensare di sprecare una risorsa preziosa: fondamentale quindi l’adozione di pratiche che possano favorire il risparmio idrico. Tra i metodi irrigui adottati in Lombardia lo scorrimento superficiale è prioritario con una percentuale del 57%, seguito dall’aspersione al 28%, dalla sommersione al 14,6% e dalla microirrigazione all’1,4%: metodologie che differiscono per quantità di acqua, energia, manodopera, per un’efficienza che risulta molto bassa nello scorrimento e si innalza man mano che andiamo verso tecniche più precise. Di certo il Progetto LIFE Arimeda ha dimostrato che nelle aziende che utilizzano lo scorrimento la proposta dell’ala gocciolante ha dato risultati estremamente positivi”.
Da qui, nell’ambito della fertirrigazione il discorso si amplia ad un “utilizzo dell’effluente improntato alla valorizzazione effettiva dell’apporto di nutrienti pur con tutte le problematiche che questo può comportare: vanno quindi trovate nuove modalità per gestire un elemento che rimane un pilastro portante dei nostri sistemi agricoli. E senza dubbio, man mano che affiniamo la capacità di ridurre le emissioni, abbiamo solo vantaggi. La distribuzione tramite fertirrigazione porta per esempio ad un a minor uso di concime chimico rafforzando la possibilità di distribuire i liquami in un arco temporale più ampio allargando le finestre, tema che spesso assilla nostri allevatori per il problema delle vasche di stoccaggio. I vantaggi insomma sono molteplici: anche se bisogna tenere in conto la necessità di una manodopera esclusivamente dedicata a questa operatività”.
Da ricordare che è possibile rivedere l’intera sessione del convegno sul sito del progetto www.lifearimeda.eu
Fonte: ARAL




























































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