Regione Lombardia: aperto un bando da 18 milioni di euro per sostenere gli agricoltori di montagna.
“Una misura – ha spiegato l’assessore – finalizzata a contrastare l’abbandono delle superfici agricole in alta quota. Solo se diamo un valore economico a questa attività possiamo garantire un reale presidio del territorio, la salvaguardia della biodiversità, la prevenzione del rischio idrogeologico e dell’erosione dei suoli, oltre alla redditività delle imprese”.
“Siamo – ha aggiunto Rolfi – in un periodo di forte difficoltà per le imprese agricole. Avere a disposizione una iniezione di liquidità è fondamentale per la loro sopravvivenza, specialmente in aree svantaggiate sotto il profilo logistico”.
Cosa prevede la misura
L’iniziativa prevede l’erogazione di un’indennità annua commisurata ai maggiori costi di produzione e ai minori ricavi delle imprese agricole di montagna, causati dagli svantaggi naturali e strutturali cui sono soggette. Si tratta di un premio annuale per ettaro di superficie, il cui importo è commisurato alla tipologia colturale e, nel caso delle superfici pascolive e dei prati, all’altimetria e alla pendenza. La domanda può essere presentata fino al 16 maggio.
Indennità compensativa integra reddito
“Il mantenimento dell’agricoltura di montagna – ha sottolineato l’assessore – contribuisce alla protezione dell’ambiente e all’adattamento ai cambiamenti climatici. In questo grave momento di crisi è necessario essere al fianco degli agricoltori. Questi contributi possono aiutare a mantenere sul territorio montano le piccole e le medie aziende, assicurando un’integrazione del loro reddito e una maggiore sostenibilità economica”.
Agricoltura di montagna, abbattere divario logistico
“Il sostegno economico – ha detto, in conclusione, Rolfi – deve essere accompagnato anche da una forte promozione dei prodotti, legando sempre di più agroalimentare, turismo e territorio. Solo così possiamo fare in modo che gli interventi siano proficui per le aziende anche nel lungo termine. C’è una necessità di investire anche in infrastrutture, fisiche e digitali, per mettere i produttori di montagna nelle condizioni di lavorare abbattendo gli svantaggi logistici. Sarà uno degli obiettivi del prossimo Piano di sviluppo rurale”.
Per leggere il comunicato stampa cliccare qui.
Regione Marche: risorse per 1.036 milioni di euro tra POR ( Programmi operativi regionali) e POC (programmo operativi complementari).
Presentata nei giorni scorsi la nuova Programmazione Comunitaria Marche 2021-2027.
“Siamo una Regione – ha detto il presidente Francesco Acquaroli introducendo i lavori e anche gli obiettivi che il governo regionale ha fissato come prioritari – che sta coinvolgendo al massimo i soggetti e i territori per poter arrivare a perseguire quegli obiettivi di rilancio che ci siamo prefissi attraverso strategie che possono permettere una crescita diffusa e inclusiva di tutte le realtà. Strategie che riteniamo vincenti per restituire competitività e capacità reattive all’intero sistema produttivo ed economico, soprattutto in questa fase ulteriormente complicata dalla recente crisi internazionale. E lo vogliamo fare fissando come prioritari alcuni aspetti: innanzitutto il recupero del gap infrastrutturale, cercando di intercettare competenza e risorse. E in tal senso la programmazione comunitaria, certo non può risolvere un problema atavico, ma sicuramente può rivestire un ruolo determinante per quanto riguarda le infrastrutture stradali e digitali, l’innovazione e la ricerca, il lavoro e la formazione, l’internazionalizzazione, il turismo e lo sviluppo più in generale dell’intero sistema di PMI. In secondo luogo, lo sviluppo delle aree interne ed è un tema a cui tengo particolarmente, perché agevolando quei territori eviteremo uno spopolamento già in atto, scongiurando una crisi demografica di cui pagheremo gravi conseguenze fra vent’anni. Una delle priorità che ci siamo già dati è il rilancio dei borghi, non solo come valorizzazione dei centri storici, ma creando strumenti che diano una risposta socio economica, per offrire opportunità e soprattutto creare attrattività della nostra regione. La parola chiave è appunto attrazione, cioè capacità di attrarre investimenti e quindi vincere la grande partita del rilancio, che è appunto il terzo aspetto su cui focalizzarsi. Nonostante le crisi che abbiamo vissuto – degli istituti bancari, del sisma, della pandemia – ha continuato il Presidente – e quindi le grandi difficoltà vissute, restiamo una regione a forte vocazione manifatturiera. Dobbiamo quindi spingere sul sostegno alle imprese e al lavoro, anche con una progettazione diretta per accedere alle risorse UE. Anche questo sarà uno strumento principe per evitare il rischio di calo demografico. La nostra – ha sottolineato Acquaroli – non è una visione assistenzialistica, ma di sostegno alle imprese che saranno capaci di essere innovative e competitive. In questa visione del mondo imprenditoriale va ricompresa l’agricoltura che si intreccia indissolubilmente con altri settori economici e ambientali. E poi i servizi, essenziali per uno sviluppo omogeneo e armonico dei territori – servizi sanitari, sociali , dei trasporti – perché aiutino la popolazione a resistere di fronte alle difficoltà. Certo non sono sfide semplici – ha concluso – anzi tutt’altro, e la complessità è dettata anche dalle microdimensioni di alcuni segmenti che non è sempre facile mettere in collegamento. Ma ci sono risorse importanti che ci consentiranno di dare risposte puntuali e efficaci ottimizzandole e destinandole a una visione complessiva in termini di attrazione agganciata al mondo imprenditoriale”.
L’assessore al Bilancio, Guido Castelli ha poi illustrato alla numerosa platea anche collegata online, i dettagli più tecnici del prossimo settennato di programmazione, sottolineando che “dopo la retrocessione della regione nell’area della transizione, il nostro obiettivo resta quello di tornare nella prima fascia delle regioni più sviluppate. In questo senso la Regione intende sviluppare, accanto ai Por FESR e FSE (per un importo di 884 mln euro), anche due Piani Operativi Complementari sostenuti da uno stanziamento di 102 milioni. I POC sono strumenti più flessibili e capaci di intercettare le esigenze di programmazione della regione con un tasso di burocrazia sicuramente minore. Non dobbiamo dimenticare infatti che, sul fronte della politica di coesione, siamo chiamati ad un lavoro programmatorio basato su griglie di valutazione già imposte da Bruxelles. Da questo punto di vista lo sforzo strategico risulta sicuramente molto orientato e precodificato in sede UE. Entro questo ambito va ricondotta la capacità di saper stabilire le priorità per la nostra regione, sia di carattere finanziario che economico.” Prevista per aprile l’approvazione del POR FESR E FSE Marche 2021-2027 e l’invio alla UE; subito dopo il negoziato con la UE e l’avvio della definizione delle modalità attuative degli interventi.




























































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