Rabobank ha pubblicato la sua nuova Global Dairy Top 20. In questa edizione si evidenzia un nuovo leader del settore: Lactalis, che nel 2021 ha scalzato il titano Nestlé conquistando il primo posto come la più grande azienda lattiero-casearia del mondo.

L’annuale Global Dairy Top 20 di Rabobank mette in evidenza i leader di uno dei settori alimentari più preziosi al mondo.

A causa della pandemia di Covid-19, nel 2020 le aziende lattiero-casearie hanno affrontato sfide significative. Tuttavia, nel complesso il settore è andato meglio del previsto, dimostrando la sua resilienza.

La pandemia ha anche aumentato la consapevolezza dei consumatori sulle sfide ambientali. Questa maggiore attenzione è stata recepita da molte delle aziende incluse nella classifica, che hanno assunto impegni in materia di sostenibilità per il 2030 e impegni per la neutralità carbonica per il 2050.

Nel 2021 Lactalis ha scalzato Nestlè come più grande azienda lattiero-casearia. L’attenzione di Lactalis alla crescita organica, così come la sua strategia globale di M&A (Mergers & Acquisitions), hanno portato il gruppo dal nono posto e da un fatturato di 4,8 miliardi di dollari USA nel 2000 ad una posizione dominante nel 2021, con un fatturato di 23 miliardi di dollari USA e con una crescita di più del 370% dall’inizio del secolo.

La più grande cooperativa USA, Dairy Farmers of America (DFA), si aggiudica la terza posizione. DFA aveva scalzato Danone dal terzo posto nel 2019 dopo l’acquisizione di Dean Foods. Entrambe le aziende hanno però riportato minori vendite nel ramo lattiero-caserio nel 2020.

Come Nestlé, anche il portfolio di prodotti di Danone continua ad evolversi, con un maggiore focus sulle acquisizioni nel settore delle alternative ai prodotti lattiero-caseari.

Un grande gap separa queste aziende dal resto della classifica.

Fonte: Rabobank

Il fatturato combinato della Global Dairy Top 20 è diminuito di appena lo 0,1% in dollari USA, dopo l’aumento dell’1,8% dell’anno precedente. In termini di euro, il fatturato combinato è diminuito dell’1,9%. L’attività di fusione e acquisizione è rallentata nel 2020, con circa 80 accordi annunciati rispetto ai 105 dell’anno precedente. L’attività è invece aumentata nel 2021, con oltre 50 accordi annunciati a metà anno.

Le alternative ai prodotti lattiero-caseari continuano a crescere e ad offuscare la definizione di latticini. La crescita delle vendite delle alternative vegetali al latte e allo yogurt, in particolare a base di avena e mandorle, non è infatti passata inosservata. Più significativamente, il fatturato di Danone per quanto riguarda le alternative al latte, dopo l’acquisizione di WhiteWave Foods nel 2017, è stato di 2,2 miliardi di euro (2,5 miliardi di dollari) nel 2020, con un aumento del 15% rispetto all’anno precedente. L’aggiunta di queste vendite porterebbe Danone in terza posizione.

Anche la designazione dei prodotti lattiero-caseari sta diventando più sfocata – si legge nel report – poiché i prodotti ibridi, contenenti sia latticini che ingredienti a base vegetale, stanno entrando nel mercato“.

Rabobank prevede che l’attività di investimento rimarrà solida nei canali e nelle categorie di tendenza, tra cui formaggi speciali, ingredienti lattiero-caseari innovativi e alternative ai prodotti lattiero-caseari che vanno dalle piante e dai prodotti della fermentazione a quelle basate sulle colture cellulari. Inoltre, sono probabili acquisizioni in settori adiacenti, come la logistica e la gestione delle scorte.

A livello di allevamento, l’aumento dei costi di produzione dovuto ai maggiori costi dell’alimentazione indotti dalla siccità e dalle pressioni inflazionistiche manterrà i margini stretti, limitando la crescita della produzione di latte nelle principali 7 regioni esportatrici a meno dell’1,2%. Di conseguenza, i mercati lattiero-caseari dovrebbero rimanere in equilibrio.

Prospettive future

Il consolidamento è la parola chiave che descrive l’evoluzione della Global Dairy Top 20 negli ultimi due decenni e si prevede che questa tendenza continui.

Dal 2001 al 2020, il fatturato combinato delle prime 20 aziende è più che raddoppiato, espandendosi del 3,8% ogni anno.

Dal 2010 al 2020, la Cina è cresciuta, evolvendosi come nazione consumatrice di prodotti lattiero-caseari e diventando il più grande importatore di prodotti lattiero-caseari al mondo. I due colossi lattiero-caseari cinesi, Yili e Mengniu, hanno obiettivi di crescita ambiziosi. Con l’intesificazione della competizione all’interno del paese, le due compagnie sono attivamente alla ricerca di opportunità di crescita all’estero.

Nel prossimo decennio e oltre, i cambiamenti demografici stimoleranno le opportunità nel settore lattiero-caseario. Come riportato dell’ONU, dal 2020 al 2030 si verificherà un aumento della popolazione di 750 milioni di persone. Oltre il 35% di questa crescita avverrà in Africa, che rimane un importatore netto e in crescita di prodotti lattiero-caseari, in gran parte importato da attori internazionali nella Global Dairy Top 20. Tuttavia, ci saranno zone con una fiorente crescita della produzione nazionale regionale, come nell’Africa orientale, sulla base della disponibilità di risorse naturali e della stabilità sociale, economica e politica. Allo stesso modo, l’Indonesia rimane un mercato in crescita per gli esportatori di prodotti lattiero-caseari globali.

Rabobank prevede che la Cina continuerà ad essere il più grande importatore di prodotti lattiero-caseari al mondo. Piuttosto che essere dominato dal mercato della nutrizione per l’infanzia, come negli ultimi due decenni, il settore lattiero-caseario cinese troverà una crescita nel segmento di mercato degli “Active Silvers” (ovvero le persone con più di 50 anni). Si prevede che i mercati degli Stati Uniti e dell’UE-27 saranno invecchiati e ricchi, attraendo innovazione e concorrenza. Le aziende lattiero-casearie europee avranno una crescita limitata nel loro mercati domestici.

Entro il 2030, prevediamo che i consumatori avranno la possibilità di acquistare alternative ai prodotti lattiero-caseari a base di piante e colture cellulari a prezzi competitivi, con i consumatori non sensibili agli OGM che opteranno per le alternative a base vegetale“, si legge nel report. “La densità dei nutrienti presenti nel latte naturale lo manterrà un alimento base. Ma è imperativo che il settore lattiero-caseario faccia parte di una soluzione globale per la riduzione del carbonio che risuoni con i consumatori sensibili ai problemi legati al clima e impedisca ai produttori di alimenti e alla ristorazione di eliminare i latticini naturali dai loro prodotti e dai loro menu“.

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Fonte: Rabobank