Purtroppo non molti conoscono esattamente cos’è il metodo scientifico e come i risultati della ricerca vengono diffusi nella collettività per migliorare, applicandoli, la prosperità, la salute e il benessere dell’uomo e del mondo in cui vive. La pandemia di Covid-19 ha visto alternarsi sui media membri della comunità scientifica che si esprimevano su questa malattia e sulle misure da intraprendere per contrastarla con idee a volte molto diverse l’una dall’altra, gettando nello sconcerto e nella confusione gran parte delle persone. Questo è avvenuto perché in pochi hanno ricordato alla gente che è proprio della scienza il dubitare e non avere certezze, altrimenti saremmo ancora nelle caverne a morire di predatori e raffreddori. Il metodo scientifico ha bisogno certamente di grandi conoscenze e intuizioni ma ha necessità di tempo per verificare se una teoria resiste all’indagine sperimentale e se i suoi risultati sono ripetibili nella maggior parte delle condizioni. La scienza nei primi mesi della pandemia aveva il dovere civile di salvare più vite umane possibili suggerendo ai politici misure di contenimento spesso contradditorie, non per “cialtroneria” ma per la scarsa conoscenza di un virus con il quale l’umanità non si era mai confrontata. Questa apparente confusione della comunità scientifica ha messo in cattiva luce la scienza e la ricerca agli occhi della gente, non solo nelle questioni mediche, facendo proliferare gli esperti fai da te, pericolosi almeno quanto una pandemia.
C’è anche da dire che “metodo scientifico” e “scienziato” non sono sinonimi. Davanti alle telecamere delle tv e alle penne dei giornalisti si sono avvicendati troppi scienziati che in diretta hanno tradito il metodo scientifico perché in cerca solo della loro personale notorietà. Certo è che il percorso per ridare alla gente fiducia nella scienza è sicuramente in salita.
Le nostre filiere del latte e della carne bovina hanno un dovere sociale molto importante: fornire all’umanità un cibo sano, sicuro e accessibile a tutti, che rispetti l’ambiente e i diritti degli animali e che dia agli allevatori una retribuzione dignitosa. La mission sintetizzata in queste poche righe è apparentemente semplice da scrivere ma è molto difficile da realizzare in tutti i suoi punti, e ha l’assoluta necessità di essere guidata, anche nel suo divenire, dalla ricerca scientifica vera, ossia quella basata sul metodo scientifico. Allo stato attuale, uno scienziato, impegnato o meno della didattica, per fare una giusta carriera e poter avere fondi per la sua attività di ricerca è costretto a pubblicare quanto più è possibile, ed a farlo solo sulle riviste scientifiche, ossia quelle soggette alla revisione paritaria (peer review). Questo per avere un H-index il più alto possibile e in continua crescita. Se da un lato ciò è una garanzia, anche se non assoluta, d’imparzialità e di sottomissione al metodo scientifico, dall’altra impedisce la diffusione della conoscenza a chi poi ne deve usufruire, come i professionisti, l’industria e la gente comune. Il fatto che buona parte della ricerca sia finanziata da fondi pubblici, ossia da risorse provenienti dalle tasse pagate dai cittadini e dalle imprese, ma che per accedere ai suoi risultati sia necessario pagare le multinazionali dell’editoria scientifica è una situazione grave che genera una contraddizione. E’ vero che esistono le riviste open access che mettono a disposizione gratuitamente l’articolo scientifico integrale, ma sono ancora troppo poche ed hanno un impact factor generalmente più basso delle altre.
Ad uno scienziato, pubblicare i risultati della sue ricerche su riviste divulgative, sia analogiche che digitali, dà pochissimi vantaggi, se non magari quello della notorietà personale e del suo ateneo o centro di ricerca.
Se è arrivato a leggere fino a qui, probabilmente Lei è un lettore di Ruminantia, per cui ben sa che i valori e la mission della rivista sono quelli di informare e di farlo nella maniera più oggettiva e verificata possibile. Se poi si tratta di argomenti tecnici e scientifici, è nostro impegno farlo partendo da articoli scientifici pubblicati su riviste dotate di revisione paritaria (peer reviewed). I contenitori principali di questi articoli sono le Rubriche “Etica & Salute”, “Bufalantia“, “Ovis & Caprae“, “News dal mondo della ricerca” e “ASPA Dissemination“, ma anche nelle altre rubriche il più delle volte vengono pubblicate ricerche scientifiche e prove di campo che vedono tra i “materiali e metodi” soluzioni proposte dalle industrie che le sponsorizza.
Nella rubrica Bufalantia, un gruppo di ricercatori e professionisti guidato dal Prof. Gianluca Neglia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II in qualità di responsabile scientifico, coadiuvato dalla Prof.ssa Angela Salzano, mette a disposizione dei lettori la migliore selezione scientifica sulla bufala da latte. Altrettanto degno di nota è il lavoro che sta svolgendo il Gruppo Editoriale ASPA nel pubblicare periodicamente nella rubrica ASPA Dissemination le sinossi della migliore ricerca scientifica italiana relativa all’allevamento dei ruminanti domestici. ASPA è la più importante società scientifica italiana che si occupa di Animal Science. L’attuale consiglio direttivo ha delegato il Presidente Prof. Nicolò Macciotta e il consigliere Prof. Marcello Mele di intrattenere rapporti con Ruminantia e pubblicarvi le ricerche relative ai ruminanti condotte dai suoi soci. Allo scopo, è stato costituito il Gruppo Editoriale ASPA, composto dai Professori Alberto Stanislao Atzori, Giuseppe Conte, Fabio Correddu, Antonio Gallo, Antonio Natanello, Sara Pegolo e Manuel Scerra, che ha il ruolo di selezionare i lavori e realizzarne delle sinossi nella nostra lingua in modo che possano essere fruiti da tutti.
Questa attività di volontariato dà a nostro avviso un contributo fondamentale alla qualità della zootecnia del nostro paese, permettendogli di fornire materie prime eccellenti per produrre quei prodotti del latte e della carne a cui molto deve l’economia italiana.
La pandemia di Covid-19 ci ha insegnato che il vuoto lasciato dalla percezione di affidabilità del metodo scientifico fa proliferare comportamenti irrazionali e pericolosi. Parafrasando il famoso quadro di Francisco Goya “Il sonno della ragione genera i mostri”, abbiamo visto come una scorretta divulgazione della scienza abbia fatto proliferare a dismisura le fake news, vero e proprio cancro delle società perché genitrici dell’ignoranza e dei pregiudizi. Durante la pandemia, ma lo avevamo già visto già prima, abbiamo visto proliferare valutazioni e soluzioni per il Covid-19 irrazionali e co-responsabili della propagazione del virus e di molti decessi. Per chi fa informazione e non si pone particolari scrupoli etici è sicuramente più vincente propagare notizie sensazionalistiche presentate con titoli attraenti rispetto al pubblicare articoli spesso noiosi ma densi di cultura e di scienza. L’umanità ha davanti a sè nuove e inderogabili sfide per gestire il sovraffollamento del pianeta, l’inquinamento, la penuria di risorse, le nuove e le vecchie malattie e i cambiamenti climatici. Per vincerle c’è bisogno di un potente patto etico tra politica, amministratori, comunità scientifica, professionisti, media e industria. Pertanto, è necessario che ognuna di queste categorie, pur senza trascurare la giusta salvaguardia dei loro interessi, metta a disposizione della collettività le proprie competenze.
Ruminantia, le industrie e le professionalità che si riconoscono nei suoi valori cercheranno di fare la loro parte e di farlo nel migliore dei modi, e questo ve lo possiamo garantire.




























































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