Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-02660 presentata da Ruffino Daniela
Mercoledì 1 dicembre 2021, seduta n. 607
Ruffino. — Al Ministro della transizione ecologica . — Per sapere – premesso che:
da tempo sulle montagne italiane gli allevatori denunciano la presenza di numerosi branchi di lupi che hanno predato centinaia di capi di bestiame; i danni sono ingenti; oltre ai capi uccisi o abbattuti per le ferite riportate, si aggiungono le spese veterinarie per i capi feriti, i costi di rimozione e smaltimento delle carcasse e le perdite subite dalla produzione, per la riduzione della produzione di latte, ma anche per lo stress degli animali che subiscono gli assalti che, se gravidi, abortiscono.
Altrettanto gravi – e meno noti – sono i danni indiretti all’ambiente e all’ecosistema: l’allevamento allo stato brado è un’attività agricola che tutela e valorizza la biodiversità; non è possibile recintare i pascoli che si estendono su un territorio molto vasto; molti allevatori hanno rinunciato ad andare in alpeggio per i troppi capi predati: questo fa emergere, di conseguenza, il problema dell’abbandono degli alpeggi e del bosco che avanza, un problema mai affrontato con interventi adeguati; la presenza di un elevato numero di lupi e di altra fauna selvatica rischia di determinare uno stravolgimento degli habitat naturali e l’abbandono delle aree interne e montane, con inevitabili conseguenze sull’assetto idrogeologico del territorio e quindi sull’equilibrio climatico e sulla collettività.
Per proteggere gli animali, i pastori sono costretti a dormire con le greggi; una vita – e un lavoro – di grandi sacrifici che porta al progressivo abbandono degli alpeggi, dell’allevamento allo stato brado e quindi anche alla perdita del presidio del territorio garantito da coloro che dalla difesa dell’integrità dell’ambiente e dall’equilibrio dell’ecosistema traggono la propria ragione di vita e la principale fonte di reddito –:
quali urgenti iniziative intenda assumere per ristabilire un rapporto equilibrato e sostenibile tra animali selvatici come i lupi, le comunità locali e gli allevatori, con metodi ecologici, nel pieno rispetto dell’equilibrio ambientale, anche mediante l’aggiornamento del piano di conservazione e gestione del lupo, di competenza del Ministero della transizione ecologica.
Testo della risposta: Roberto Cingolani, Ministro della Transizione ecologica.
Grazie Presidente, grazie onorevole Ruffino.
Sono assolutamente al corrente della situazione molto critica e ho fatto quattro o cinque incontri negli ultimi mesi con diversi operatori. Tra l’altro, ho visto le foto, ho visionato le immagini: sono veramente raccapriccianti.
Dunque, qui abbiamo due istanze purtroppo abbastanza complesse da trattare.
Una è che il lupo è inserito tra le specie particolarmente protette, è sottoposto a questa tutela rigorosa, come disposto soprattutto dalla normativa, oltre che nazionale, europea, e questo ovviamente è un limite a qualunque forma di rimozione o abbattimento. È assolutamente vietata la cattura o l’uccisione deliberata di esemplari di lupo nell’ambiente naturale e la sua conservazione dipende dalla capacità di mitigarne gli impatti e di gestire la convivenza.
D’altro canto, bisogna tener conto delle giustissime preoccupazioni e dei grossissimi problemi degli allevatori, soprattutto dei piccoli allevatori, ed è chiaro che la tematica ha una forte polarizzazione dell’opinione pubblica a seguito degli eventi che lei stessa ci ha descritto e che ho avvicinato anche personalmente.
Il Ministero dell’Ambiente in precedenza aveva promosso il Piano nazionale di conservazione e gestione del lupo in Italia, basato su un’analisi tecnica molto accurata, redatta da 70 esperti e condivisa da ISPRA, nonché portata in discussione presso la Conferenza Stato-regioni. Sto parlando del passato, questo è stato fatto negli anni precedenti. Il processo di adozione del Piano è stato contraddistinto da un lungo iter, con un susseguirsi di modifiche e di integrazioni richieste dalle regioni e dalle province autonome, in particolare sulla disciplina delle deroghe ai sensi della direttiva 92/43/CEE, la “direttiva Habitat”.
In alcuni casi è stata richiesta una più rapida applicazione della deroga a catturare o uccidere i lupi particolarmente pericolosi e dannosi – questo viene proprio soprattutto dagli allevatori, che hanno un danno enorme – e, in altri vi è un’assoluta contrarietà ad ogni ammissione di deroga rispetto al generale divieto di rimozione. L’ultima versione del Piano, aggiornato in accordo con ISPRA e dopo un grande e lungo confronto con le regioni, esperti e portatori di interessi, è stata sottoposta nel 2019 alla Conferenza StatoRegioni. Purtroppo anche questo testo non ha visto il raggiungimento dell’accordo per divergenze interne alla Conferenza stessa, alle regioni. Conseguentemente, il Piano è stato rimesso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e a questo Ministero; e arriviamo, sostanzialmente, ai giorni recenti.
Data questa impasse, il Ministero della Transizione ecologica ha continuato a lavorare sul tema al fine di trovare un possibile accordo.
Durante la stagione 2020-2021, quindi prima ancora che si formasse il MiTE, l’ISPRA ha coordinato una raccolta di dati sul campo e presso le amministrazioni per ottenere un quadro aggiornato anche relativamente ai danni causati dal predatore su tutto il territorio nazionale. Tale indagine permette di analizzare il fenomeno su scala nazionale ed è di supporto nell’individuazione delle aree più critiche per via delle problematiche sollevate dal lupo nonché nella disponibilità a valutare con le regioni il sostegno a specifiche iniziative di conservazione e gestione della specie. Osserviamo, in ogni caso, che una proficua ripresa del confronto potrebbe essere attivata anche sulla base del Piano vigente, per cui potranno essere valutate azioni e interventi differenziati su base regionale e subregionale e ciò potrà prevedere anche deroghe alla cattura e all’abbattimento delle specie protette.
Ferma restando l’esigenza di arrivare a una soluzione condivisa fra tutti i soggetti coinvolti, si rappresenta l’auspicio che possa essere raggiunto un accordo fra tutte le regioni tale da contemperare sia la necessità di conservare le specie sia la possibilità di prevedere deroghe al divieto di rimozione nei limiti consentiti dalla normativa vigente.
Aggiungo, come nota veramente delle ultime ore, che in un recentissimo incontro con il presidente della provincia di Trento abbiamo potuto visionare la struttura del piano per i lupi che la provincia ha sviluppato, che sembra essere piuttosto interessante. Ho mandato una lettera al presidente di ISPRA per valutare sia con la provincia autonoma di Trento sia con quella di Bolzano, che stanno lavorando insieme, un approfondimento di questa metodologia e verificare se possa essere un ulteriore punto di discussione da presentare alla Conferenza Stato-Regioni.
Il parere del Deputato Ruffino Daniela (CI) a seguito della risposta del Ministro Cingolani
Grazie, signor Ministro, ho apprezzato la sua esposizione.
Lei ha parlato di due istanze, riportando che il lupo è un animale protetto, però, dall’altro lato, ci sono le giuste preoccupazioni degli allevatori. Questo è lampante: c’è il tema dell’opinione pubblica ed è anche vero che devono essere date delle risposte. Ho visto l’iter del Piano, mi sono resa conto di tutto quello che è successo. C’è il tema delle regioni, ci sono i sindaci e gli enti locali che sono interessati a questo tema. Certamente ci vuole un grande equilibrio per riuscire a dare delle risposte. Signor Ministro, ancora le faccio presente, al di là del tema delle predazioni anche i noti danni all’ambiente e all’ecosistema, perché gli allevatori tutelano e valorizzano la biodiversità. Molti allevatori oramai si sentono abbandonati e indifesi di fronte a queste predazioni.
Che cosa succede? Succede semplicemente che c’è un bosco che avanza perché i pascoli non vengono più utilizzati, e so quanto lei sia sensibile a questo tema. Quindi, anche in questo caso, un nuovo problema che deve essere affrontato con interventi adeguati. Poi c’è l’abbandono delle aree interne; i pastori utilizzano quelle aree interne e montane. Infine, c’è l’altro tema importantissimo, signor Ministro, delle produzioni: sono di pregio.
Fatte tutte queste considerazioni, occorre anche sapere – e questo è un punto interrogativo importante – quanti lupi abbiamo e dove si trovano questi branchi di lupi. Purtroppo, questo dato è veramente difficile da conoscere. Non possiamo più parlare di prevenzione, possiamo soltanto parlare di contenimento. Ci sono 22 azioni nel Piano, occorre capire quali di queste hanno forza e molto probabilmente andare su una revisione del Piano. Oggi non possiamo perdere posti di lavoro importanti, sono quelli delle famiglie, sono quelli dei giovani che oggi hanno scelto di fare quel mestiere. Aggiungo una cosa velocissima: nel PNRR si parla di risorse contro la desertificazione dei territori. Quindi, da un lato, noi metteremo risorse contro la desertificazione e, dall’altro lato, però, sappiamo bene che, se non troviamo la giusta misura, i pastori abbandoneranno le nostre terre.
Fonte: Camera dei Deputati




























































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