Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e l’Ufficio regionale per l’Europa dell’OMS (WHO) hanno pubblicato in maniera congiunta la prima relazione sulla sorveglianza della resistenza antimicrobica in Europa del 2022, che fornisce una panoramica della situazione con dati relativi al 2020.

Questa relazione è la prima di una serie pubblicata congiuntamente dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’OMS che include dati sull’AMR provenienti da ceppi invasivi in Europa. La relazione mostra che l’AMR è diffusa nella regione europea dell’OMS, anche se la situazione dell’AMR varia ampiamente a seconda delle specie batteriche, del gruppo antimicrobico e della regione geografica. E’ stato generalmente osservato un gradiente da nord a sud e da ovest a est, con percentuali di AMR più elevate nelle parti meridionali e orientali dell’Europa.

La relazione presenta una panoramica regionale e dell’Unione europea/Spazio economico europeo (UE/SEE), comprese le mappe a semaforo per le combinazioni prioritarie di drug-bug di rilevanza per la salute pubblica, ovvero le situazioni in cui l’antibiotico non risulta efficace a livello terapeutico a causa della resistenza che il patogeno ha sviluppato contro questo, nonché 42 profili di paesi ed aree. Questo segna un passo importante nell’ulteriore armonizzazione della rendicontazione sull’AMR in Europa.

Con oltre 670.000 infezioni batteriche resistenti ai farmaci che si verificano solo nell’UE/SEE e circa 33.000 persone che muoiono come conseguenza diretta di queste infezioni, l’onere sanitario dell’AMR è paragonabile a quello dell’influenza, della tubercolosi e dell’HIV/AIDS combinati.

I risultati presentati nel rapporto mostrano chiaramente che la resistenza antimicrobica è diffusa nella regione europea dell’OMS. Sebbene la valutazione dell’esatta entità dell’AMR rimanga difficile in molti contesti, è evidente la presenza di specifici modelli di AMR in tutti gli ambienti clinici coperti dalle reti di sorveglianza.

Nel complesso, nell’UE/SEE, le percentuali di AMR nei diversi ceppi batterici sotto sorveglianza continuano ad essere elevate, in particolare relativamente alla resistenza ai carbapenemi di terza generazione in Escherichia coli,  Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa e alte percentuali anche in Acinetobacter spp. Inoltre K. pneumoniaeAcinetobacter spp. e Pseudomonas aeruginosa risultano resistenti anche alle cefalosporine in diversi paesi. Essi suggeriscono la diffusione di cloni resistenti in ambienti sanitari e indicano, in molti paesi/aree, le gravi limitazioni nelle opzioni di trattamento per i pazienti con infezioni causate da questi patogeni. In merito invece alla resistenza alla vancomicina, questa è stata rilevata in Enterococcus faecium, con un aumento significativo nel periodo 2016-2020.

Figura 1. Combinazioni di agenti batterici specie-antimicrobici per il 2020 presentate nel report.

Poiché i batteri resistenti agli antimicrobici non possono essere contenuti all’interno dei confini europei, questi risultati sottolineano la necessità di un’azione concertata per combattere l’AMR in tutta la regione europea dell’OMS.

La resistenza agli antibiotici di ultima generazione, come la vancomicina e quelli del gruppo dei carbapenemi, è un problema importante. Quando questi antibiotici non sono più efficaci, ci sono opzioni di trattamento molto limitate che potrebbero non funzionare in tutte le situazioni, a volte portando a risultati fatali. La resistenza agli antibiotici di ultima generaizone compromette anche l’efficacia degli interventi medici salvavita come il trattamento del cancro e il trapianto di organi.

Di seguito vengono riportati i dati relativi all’Italia.

Figura 2. Numero annuale di laboratori di segnalazionea, numero di ceppi segnalati e percentuale di ceppi segnalati in pazienti in terapia intensivab, Italia, 2016-2020.

Lab: laboratori a – Numero di laboratori che segnalano almeno un isolato durante l’anno specifico. Il numero totale di laboratori partecipanti potrebbe essere più elevato. b – Gli isolati con informazioni mancanti sul reparto ospedaliero sono esclusi e i risultati sono presentati solo se i dati sul reparto ospedaliero sono disponibili per il 70% degli isolati.

 

 Figura 3. Percentuale dei ceppi batterici isolati per sesso del paziente (a) e fascia di età (b), Italia, 2020

Figura 4. Numero totale di ceppi invasivi testati (n) e percentuali di ceppi con fenotipo di resistenza (%), per specie batterica e gruppo/agente antimicrobico, fascia 2020 UE/SEE, media e tendenza ponderata per la popolazione, Italia, 2016-2020

NA: non applicabile in quanto i dati non sono stati segnalati per tutti gli anni, si è verificato un cambiamento significativo nella fonte di dati durante il periodo o il numero di isolati era < 20 in qualsiasi anno durante il periodo. ND: nessun dato disponibile. a – Percentuale di resistenza nazionale minima e massima tra i paesi UE/SEE segnalanti (n = 29). b – ↑ e ↓ indicano rispettivamente tendenze statisticamente significativamente crescenti e decrescenti; # indica una tendenza significativa nei dati complessivi, ma non nei dati che comprendono solo i laboratori che riferiscono in modo continuo per tutti e cinque gli anni; – non indica alcuna tendenza statisticamente significativa. c – Il gruppo degli aminoglicosidi comprende solo gentamicina e tobramicina a partire dal 2020. d – Il gruppo degli aminoglicosidi comprende soltanto la tobramicina a partire dal 2020. e – L’MRSA è basato su oxacillina o cefoxitina, ma i risultati dell’AST riportati come cloxacillina, dicloxacillina, flucloxacillina o meticillina sono accettati come marcatore per la resistenza all’oxacillina se l’oxacillina non è riportata. I dati ricavati da test di conferma molecolare (individuazione del gene mecA mediante PCR o test di agglutinazione PBP2A positivo) sono considerati prioritari rispetto ai risultati AST fenotipici. f – I risultati della penicillina si basano sulla penicillina o, se non disponibile, sull’oxacillina. Per S. pneumoniae, il termine penicillina del ceppo non selvatico è stato utilizzato in questa relazione, riferendosi agli isolati di S. pneumoniae segnalati dai laboratori locali come esposizione aumentata suscettibile (I) o resistente (R) alla penicillina, assumendo che il MIC alla benzilpenicillina superi quelli degli isolati di tipo selvatico (> 0,06 mg/L). Si utilizzano le categorie di suscettibilità qualitativa (S/I/R) indicate dal laboratorio, in quanto manca un’informazione quantitativa di suscettibilità per gran parte dei dati. I laboratori che non utilizzano punti di interruzione clinici dell’EUCAST nel periodo 2016-2018 potrebbero definire i valori di cut-off per le categorie di suscettibilità in modo diverso.

Per affrontare in maniera efficiente ed efficace l’AMR sono urgentemente necessari investimenti solidi negli interventi che avrebbero un significativo impatto positivo sulla salute della popolazione e sulle future spese sanitarie in UE.

 

Fonte: ECDC