A seguito dell’approvazione di ieri in via definitiva la nuova PAC 2023 – 2027 si sono espresse, ognuna con diverso grado di soddisfazione, le principali organizzazioni professionali agricole.

La nuova Politica Comunitaria si presenta più verde, più equa, più flessibile e trasparente, della precedente e prevede tra i principali obiettivi il rafforzamento della biodiversità, la creazione di una riserva di crisi permanente in caso di prezzi o mercati instabili, maggiore attenzione al rispetto delle norme sul lavoro e riserva il 10% dei pagamenti diretti alle piccole e medie aziende agricole. Adesso il passo successivo della partita sarà  lavorare nel migliore dei modi a livello nazionale per recepire gli indirizzi dell’Ue attraverso misure di facile applicazione.

Parte da questa considerazione il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, dicendo che l’organizzazione si è già mossa proponendo al Ministero e alle Regioni di concentrare le risorse finanziarie sull’agricoltura professionale che produce per il mercato e crea occupazione, e sottolineando l’importanza che assumeranno i programmi strategici nazionali per l’applicazione della nuova PAC da inviare alla Commissione europea entro dicembre.  Giansanti nel suo intervento esprime perplessità sulla sostanziale ed effettiva semplificazione delle regole a vantaggio degli agricoltori e delle amministrazioni pubbliche, e dichiara che agli agricoltori viene giustamente chiesto un maggiore impegno per la sostenibilità ambientale ma con risorse finanziarie in diminuzione. Per l’agricoltura italiana, fino al 2026, il taglio ammonta al 15% in termini reali rispetto al periodo di programmazione chiuso lo scorso anno”. “La transizione ecologica – conclude Giansanti – richiede investimenti, un’ampia diffusione delle innovazioni tecnologiche e una crescente integrazione con le altre parti della filiera agroalimentare. Per raggiungere la neutralità climatica secondo gli impegni definiti a livello internazionale va salvaguardata la redditività delle imprese”.

Il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel commentare il voto del Parlamento europeo sui tre regolamenti della futura Politica Agricola Comune afferma che: “dal Parlamento viene un importante riconoscimento del ruolo della Politica agricola comune (Pac), che deve garantire reddito agli agricoltori affinché possano continuare ad offrire alimenti sani nelle giuste quantità preservando le risorse naturali e contribuendo alla lotta al cambiamento climatico con più ricerca ed innovazione”, e ritiene che : “Il difficile negoziato di questi ultimi anni  ha comunque portato ad un risultato migliorativo rispetto alla proposta iniziale del 2018, in termini di risorse e di strumenti per affrontare le ambiziose sfide poste dal Green Deal europeo, per uno sviluppo del settore che sia sostenibile da un punto di vista economico, ambientale e sociale”. Aggiunge però a questi concetti la necessità di un comportamento coerente da parte delle politiche Ue nell’appoggiare le misure che aumentino la trasparenza di processi e prodotti e garantiscano il rispetto degli stessi criteri produttivi, ambientali, lavorativi e salutistici per tutti i prodotti in circolazione nei confini nazionali ed europei.

Concorde anche CIA Agricoltori sulla priorità di costruzione di un Piano Strategico Nazionale che tuteli la competitività del comparto, con aiuti e agevolazioni concrete alle imprese impegnate nell’obiettivo di un sistema produttivo più sostenibile. Il presidente nazionale Dino Scanavino dichiara: “La riforma della Pac poteva essere scritta meglio, ma siamo a un buon punto di partenza. Dal primo gennaio 2023, gli agricoltori potranno infatti contare su nuove norme, più robuste e strutturate, per giungere a un sistema più equo e green. Secondo CIA con questa nuova Pac l’Europa agricola guadagna maggiore rispetto della sfera ambientale e sociale, che dovrà però muoversi in costante equilibro con la garanzia del reddito per gli agricoltori. Nel dettaglio tra il primo e il secondo pilastro, almeno il 60% delle risorse saranno dedicate alla nuova architettura verde, con il 25% delle risorse del primo pilastro da destinare agli eco-schemi.  Sarà, inoltre, inglobata anche la dimensione sociale, obbligatoria a partire dal 2025, ma da intendersi come un’ulteriore valorizzazione di una Pac rivolta anche alla collettività e ai lavoratori, senza ostacoli o aggravi burocratici.

Sicuramente ciò su cui tutte le organizzazioni risultano concordi è la necessità di lavorare approfonditamente ed accuratamente sulle misure nazionali, ed la rilevanza del tema si evince anche dall’organizzazione delle due giornate di studio su PAC e PNRR con vertici Confederazione a confronto, tenutesi il 22 e 23 novembre u.s. a conclusione delle quali il  presidente della Copagri Franco Verrascina ha ribadito che  “Con il via libera finale del Parlamento UE alle tre proposte legislative nelle quali si articola la riforma della Politica Agricola Comune, che entrerà in vigore nel 2023, si apre una fase nuova per la nostra agricoltura, che vedrà nel Piano Strategico Nazionale-PSN, da inviare all’Esecutivo UE entro fine anno, uno dei tasselli fondamentali dello sviluppo del comparto”. Le due giornate hanno visto i presidenti regionali della Confederazione confrontarsi con numerosi rappresentanti delle istituzioni, fra i quali il presidente di ISMEA Angelo Frascarelli, il presidente della Commissione Politiche UE del Senato Dario Stefàno, il capo dipartimento delle politiche europee e internazionali e dello sviluppo rurale del Mipaaf Giuseppe Blasi e l’assessore all’agricoltura della Regione Puglia Donato Pentassuglia. “La prima giornata dei lavori è stata dedicata alla PAC, tema su cui si è concentrato l’intervento di Frascarelli, che dopo aver delineato il quadro della riforma e aver ricordato le minori risorse a disposizione del nostro paese, ha passato in rassegna le implicazioni legate alla condizionalità e agli ecoschemi, temi che andranno delineati nel dettaglio nel PSN, e le principali novità portate dal Green Deal. Nella seconda giornata, invece, sono stati esaminati i numerosi aspetti di interesse agricolo del PNRR e analizzati i diversi obiettivi di spesa per il completamento dei programmi previsti. Blasi, dopo aver assicurato il massimo impegno del Dicastero delle Politiche Agricole per la chiusura del PSN, ha spiegato che un obiettivo fondamentale delle politiche in discussione sarà quello della semplificazione. Pentassuglia ha evidenziato le numerose opportunità legate allo sviluppo dell’olivicoltura e della zootecnia, ovvero quei settori produttivi della Regione Puglia che al momento sembrano essere in maggiore sofferenza.”

Fonte: Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri.