Per come stanno rapidamente cambiando le temperature estive (massime e minime), non avere negli allevamenti di bovine da latte un impianto di raffrescamento è una grave leggerezza. D’estate e in autunno le perdite produttive e la ridotta fertilità hanno ripercussioni economiche molto gravi.

Una volta si valutava la qualità di un impianto di raffrescamento (ventilatori e docce) verificando solo la produzione di latte in piena estate. Dopo ormai 30 anni di esperienze fatte sulla gestione dello stress da caldo nelle bovine da latte abbiamo imparato che è più complicato di quanto possa sembrare. Ecco quindi alcuni suggerimenti per voi allevatori:

  1. Un impianto di raffrescamento serve essenzialmente ad aiutare gli animali a mantenere costante la temperatura corporea. Un innalzamento di essa di soli 0.5°C rispetto alla normalità (38.5°C) causa loro problemi. Per verificare l’efficacia dell’impianto si può misurare la temperatura di animali sani con un termometro rettale nelle ore più calde della giornata. Per avere un valore statisticamente significativo, l’ideale sarebbe campionare il 10% degli animali presenti. Un’alternativa più “tecnologia” sono i device che si inseriscono in vagina.
  1. Sempre nelle ore più calde della giornata e muniti di un cronometro, come quello presente in tutti gli smarthphone, si può misurare sul 10% delle bovine delle varie fasi del ciclo produttivo (accrescimento, asciutta e lattazione) la frequenza respiratoria. Se più del 10% degli animali ha una frequenza respiratoria superiore agli 80 atti al minuto significa che l’impianto di raffrescamento non sta funzionando.
  1. Importante e semplice è il controllo dell’ingestione dell’unifeed. Se è inferiore del 10% rispetto al livello tipico della stalla nei mesi primaverili e autunnali significa che l’impianto di raffrescamento non sta funzionando correttamente.
  1. Negli allevamenti di bovine di razza frisona di elevato potenziale genetico la produzione di latte da parte delle bovine è prioritaria rispetto ad ogni altra funzione metabolica. Di conseguenza, la produzione nelle fasi anche lievi di stress da caldo potrebbe ridursi, ma non in maniera significativa.

In passato il ruolo della razione nel prevenire lo stress da caldo aveva un’importanza maggiore rispetto ad oggi, e questo è dovuto a quanto puntualizzato nel paragrafo precedente. Per non confondersi è bene evitare di considerare questa variabile quando si deve valutare l’efficacia dell’impianto di raffrescamento.

Esistono metodi oggettivi per capire se la razione estiva adottata è efficace, ma di questo parleremo in un’altra occasione.