É stato pubblicato il Rapporto RICA 2021 relativo al periodo 2016-2019 che riporta i risultati economici e produttivi, caratteristiche strutturali, sociali ed ambientali delle aziende agricole in Italia.
La pubblicazione è stata realizzata nell’ambito del progetto RICA Italia, cofinanziato dalla Commissione Europea e dal Ministero per le Politiche agricole e forestali ed attuato dal Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del CREA. Si tratta di un’ampia panoramica informativa che spazia dalle caratteristiche strutturali ed economiche, alle interazioni con le risorse agroambientali. Il lavoro fornisce dati e risultati di un sistema produttivo in continua evoluzione monitorato annualmente attraverso l’indagine RICA per fornire elementi utili a comprendere i fenomeni congiunturali ed a cogliere le possibili tendenze. L’indagine RICA consente di esprimere alcune valutazioni sull’interazione tra le attività aziendali e l’ambiente circostante attraverso l’intensità di impiego di alcuni fattori produttivi, quali il suolo, l’acqua, le macchine, ma anche i principali elementi nutritivi dei fertilizzanti.
La prima parte del report è dedicata alla situazione del contesto nazionale con approfondimenti su:
- quadro macroeconomico del settore agricolo
- risultati economici aziendali ed il supporto pubblico
- costi ed i ricavi per tipologia aziendal
- fattori della produzione
- produttività e redditività
- caratteristiche strutturali ed occupazionali
- gli indicatori agro-ambientali
La seconda parte invece, riporta le analisi sviluppate sulla base del contesto territoriale del Paese a livello di singola regione. Il confronto tra i valori medi aziendali rilevati nei territori e quelli nazionali conferma come esista una notevole differenziazione tra il Nord e il Sud del Paese in termini di prestazioni economiche delle aziende agricole, con alcune interessanti eccezioni. Prendendo invece in esame l’incidenza del supporto pubblico sul reddito netto, in relazione agli indirizzi produttivi praticati nelle diverse aree del Paese, che è mediamente superiore tra le aziende del Centro-Sud. Più eterogenea la distribuzione geografica della quota di nuovi investimenti rispetto al capitale fisso. Infine, i due indicatori sull’intensità di meccanizzazione e sulla densità zootecnica separano di nuovo il Settentrione dal Meridione, dove le attività agricole e zootecniche sono più estensive e quindi hanno un impatto meno marcato sulle superfici aziendali.
Focus sugli indicatori agroambientali – zootecnia
I prati e pascoli, intesi come sistemi agrari semi-naturali, rappresentano una modalità di produzione del foraggio sostenibile in quanto attraverso la conservazione delle caratteristiche funzionali degli ecosistemi naturali si ottengono elevati quantitativi di foraggio per gli allevamenti di erbivori. Contestualmente alla funzione produttiva si esplicano anche funzioni di conservazione paesaggistica ed ecologica soprattutto legate alla fertilità ed erosione dei suoli e al controllo del rilascio di azoto e fosforo.
A livello nazionale, nel 2019 l’incidenza della superficie a prati e pascoli è pari al 20% della SAU, in aumento del 3% rispetto al triennio precedente. I valori massimi si rilevano in Valle d’Aosta, dove quasi tutta la superficie è destinata agli alpeggi e in Alto Adige per analoghe caratteristiche morfologiche e altimetriche del territorio. Valori altrettanto significativi si registrano in Sardegna, regione particolarmente vocata alla pastorizia ovina, che vede investita oltre la metà della superficie agricola utilizzata a prati permanenti e pascoli. L’incidenza più bassa si registra in Emilia-Romagna (3,7%), dove la superficie a prati e pascoli è in forte diminuzione rispetto al triennio precedente, in linea con l’andamento della pressione zootecnica (UBA/ha). Rispetto al triennio precedente, nel 2019 si osserva una marcata contrazione della superficie a prati e pascoli in Lombardia (-29%) e in misura più contenuta in Emilia-Romagna (-19%), mentre sono il Veneto (+74%), la Basilicata (+23%) e l’Umbria (+19%) a mostrare gli incrementi più significativi rispetto a quanto osservato in media al livello nazionale; con riferimento al Veneto, il risultato è la conseguenza dell’inserimento nel campione RICA 2019 di aziende ricadenti in aree di montagna.
Riguardo l’intensità d’impiego dei fattori produttivi riferiti al capitale agrario, quali macchine e bestiame, emergono ulteriori elementi caratterizzanti le aziende agricole italiane. Per quanto attiene all’intensità zootecnica espressa in termini di UBA per ettaro, a livello nazionale il valore dell’indicatore si attesta mediamente a 0,72 UBA/ha, in diminuzione del 4% rispetto al triennio precedente. Tale risultato segnala una minore pressione esercitata sull’ambiente attribuibile all’attività zootecnica e una propensione verso la sostenibilità delle produzioni agricole in relazione anche all’incremento osservato delle superfici destinate a prati e pascoli.
A livello regionale, il valore più elevato si registra in Lombardia, come conseguenza dell’elevata diffusione di allevamenti industriali, attestandosi a 2,49 UBA/ha, seguita dal Veneto (2,10 UBA/ha) e dal Friuli-Venezia Giulia (1,27 UBA/ha). Le regioni italiane che mostrano il minor carico di bestiame ad ettaro sono la Puglia e la Toscana con valori rispettivamente pari a 0,15 UBA/ha e a 0,22 UBA/ha, peraltro in calo rispetto al triennio precedente.
Gli impieghi ad ettaro di azoto e fosforo contenuti nei concimi, forniscono una misura indicativa dell’impatto ambientale delle coltivazioni agricole. Annualmente vengono distribuiti in media 88 kg/ha di azoto e 51 kg/ha di fosforo. La Liguria, con la specializzazione floricola intensiva, presenta i valori più elevati d’impiego di concimi sia in termini di azoto, che di fosforo distribuiti; seguono Lombardia e Friuli-Venezia Giulia con valori sopra la media. In generale sono le regioni settentrionali, ad eccezione del Trentino, dell’Alto Adige e della Valle d’Aosta, data l’alta incidenza dei prati-pascolo registrata in esse, a presentare valori di azoto superiori alla media, ovvero l’area geografica già maggiormente vulnerabile ai nitrati per via dello smaltimento dei reflui zootecnici. Le regioni centro-meridionali, invece, si collocano per lo più al di sotto della media nazionale. In particolare, Basilicata e Calabria sono le regioni che impiegano il minor quantitativo unitario di azoto.
Fonte: Rete Rurale Nazionale




























































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