L’innegabile surriscaldamento del pianeta, che ha comportato un aumento delle temperature (medie, minime e massime) e dei fenomeni climatici estremi, sta mettendo a dura prova, da anni, le produzioni agricole e zootecniche.
Il 2022 ci ha mostrato un aggravamento della situazione senza precedenti, e ha gettato nella confusione gli agricoltori e gli allevatori al momento della scelta del miglior piano colturale da fare.
Una delle colture dove si hanno le maggiori perplessità è quella del mais, sia per fare granella che foraggio, per le sue elevate esigenze idriche e per la sua vulnerabilità produttiva e sanitaria agli eventi climatici estremi.
Tuttavia, il mais è un cibo prezioso per l’uomo e per gli animali, e ridurne la coltivazione significa aumentare il livello di dipendenza dall’estero e il costo di produzione del latte e della carne.
Conosciamo molto bene i rischi che possono derivare da scelte avventate, soprattutto in agricoltura, per cui siamo rimasti molto colpiti dalla campagna “Parliamo di mais”, che attraverso la voce dei maggiori esperti in Italia ci permette di valutare con serenità e razionalità il da farsi.
“La siccità ci ha messo a dura prova, inutile nasconderlo. La paura di perdere tutto il raccolto di mais mi ha attanagliato: è peggio di un parassita, paralizza. Eppure, noi agricoltori i parassiti li affrontiamo, mi sono detto. È stata un’annata anomala ma probabilmente unica, di quelle che capitano una volta in decenni. Un tonfo da cui non si può che risalire. Per me il mais e l’innovazione restano l’investimento sicuro del futuro”.
Le risposte a una siccità senza precedenti, possono venire solo dalle voci di chi ha una visione chiara del futuro.




























































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