“La transizione ecologica è un obbligo; noi vediamo quotidianamente gli effetti dei cambiamenti climatici. Siamo in un momento in cui credo sarà inevitabile decretare uno stato di crisi rispetto al tema della siccità, perché abbiamo intere aree del Paese, non soltanto nostro, intere aree europee che non vedono la pioggia da mesi”. In questo modo il Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Stefano Patuanelli, annuncia l’imminente arrivo del “decreto siccità” durante il 1° Summit Blue Forum Italia Network, evento organizzato con i principali attori dell’Economia del Mare per confrontarsi sulle tematiche della transizione ecologica e digitale del mare, con l’obiettivo di cogliere le opportunità verso un’Economia del Mare Sostenibile.
Nel frattempo le Regioni incontreranno oggi la Ministra per gli affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini, e domani ci sarà la Conferenza Stato-Regioni nell’ambito della quale chiederanno al Governo la dichiarazione dello Stato di emergenza per la siccità, allo scopo di dare priorità all’uso umano e agricolo della risorsa idrica, e di mettere a disposizione risorse, anche del Pnrr, per creare nuovi invasi. Lo ha riferito all’Ansa l’assessore veneto all’Agricoltura, Federico Caner, coordinatore della commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni. “Quello dell’emergenza – ha proseguito Caner – riguarda tutte le Regioni del Nord; noi come Veneto lo avevamo già richiesto settimane fa ma non eravamo stati ascoltati. La dichiarazione serve ad attivare le disposizioni di legge che prevedono l’uso prioritario dell’acqua per l’alimentazione e l’agricoltura, escludendo quello per la produzione di energia, così da evitare richieste di risarcimenti per i mancati guadagni alle compagnie“. Negli scorsi giorni, il Veneto ha stretto un accordo con Enel per il rilascio di 7 metri cubi d’acqua al secondo, per 10 giorni, dal lago del Corlo, bacino che si trova ad Arsiè (Belluno). “Ma finito questo periodo – nota Caner – se non pioverà il problema si ripresenta. Il prelievo d’acqua dai laghi pone dei problemi al turismo, ovviamente, ma in questo caso la priorità è un’altra“.
Il secondo punto è relativo all’utilizzo di fondi, anche del Pnrr, per iniziare a creare nuove infrastrutture per l’accumulo d’acqua. “Ad esempio – ha precisato Caner – per l’impermeabilizzazione delle cave dismesse e la costruzione di strutture per canalizzare le acque. Questo comporterà costi molto elevati, ma serve per l’oggi e per il futuro, anche per prevenire inondazioni in caso di precipitazioni abbondanti“.
La Coldiretti ha disegnato la prima mappa della sete da nord a sud dell’Italia con il taglio dei raccolti in un momento in cui il Paese avrebbe bisogno di tutto il suo potenziale alimentare per fare fronte agli effetti sui prezzi della guerra in Ucraina. La grande sete assedia città e campagne. Dalla Lombardia alla Sicilia, dal Piemonte al Molise, dal Veneto al Lazio, dalla Toscana alla Puglia la siccità stringe in una morsa i campi e i raccolti del 2022 in Italia. La situazione è difficile lungo tutta la Penisola in un 2022 segnato fino ad ora da precipitazioni praticamente dimezzate che ha portato a cambiare anche le scelte di coltivazione con – evidenzia la Coldiretti – un calo stimato di diecimila ettari delle semine di riso. A preoccupare – precisa la Coldiretti – è la riduzione delle rese di produzione delle coltivazioni in campo, come il grano che fa segnare quest’anno un calo del 15% delle rese alla raccolta ma in difficoltà ci sono girasole, mais, e gli altri cereali ma anche quella dei foraggi per l’alimentazione degli animali e di ortaggi e frutta che hanno bisogno di acqua per crescere. Con il picco del caldo da bollino arancione in molte città e la carenza idrica, rischia di aumentare la dipendenza dall’estero da dove arriva il 64% del grano tenero che serve per pane, biscotti, dolci, il 47% del mais per l’alimentazione delle stalle, il 44% del grano duro per la pasta e il 27% dell’orzo, secondo la Coldiretti.
Molte sono le Regioni che stanno preparando una dichiarazione di stato di emergenza locale, o comunque decreti specifici sulla criticità idrica, come Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Lazio.
Anche le maggiori organizzazioni agricole sono intervenute sul tema con dei comunicati stampa ufficiali.
Secondo Coldiretti il livello del Po è a -3,3 metri rispetto allo zero idrometrico, con la siccità che colpisce i raccolti, dal riso al girasole, dal mais alla soia, ma anche le coltivazioni di grano e di altri cereali e foraggi per l’alimentazione degli animali, in un momento in cui è necessario garantire la piena produzione con la guerra in Ucraina. E’ quanto emerge dall’ultimo monitoraggio della Coldiretti sulla preoccupante situazione del fiume al Ponte della Becca (Pavia) nel momento in cui si aggrava la sete dei campi per l’ultima ondata di caldo in Italia con temperature previste oltre i 40 gradi.
La situazione di carenza idrica riguarda anche i grandi laghi del Nord, con il Maggiore che ha appena il 19,5% di riempimento dell’invaso e in quello di Como va ancora peggio con il 17,6% mentre nelle zone a valle serve l’acqua per irrigare le coltivazioni. Una emergenza nazionale che – sottolinea la Coldiretti – riguarda coltivazioni ed allevamenti travolti da una catastrofe climatica che si prefigura addirittura peggiore di quella del 2003 che ha decimato le produzioni agricole nazionali.
A soffrire il caldo sono anche gli animali nelle fattorie dove le mucche con le alte temperature stanno producendo per lo stress fino al 10% di latte in meno. A causa dei cambiamenti climatici più di ¼ del territorio nazionale (28%) è a rischio desertificazione da Sud a del Nord con danni che già superano secondo la Coldiretti i due miliardi di euro. La situazione è drammatica in un 2022 segnato fino ad ora da precipitazioni praticamente dimezzate con la mancanza di pioggia che in alcune zone – conclude la Coldiretti – dura da quasi tre mesi con il ricorso alle autobotti, razionamenti e misure restrittive anche per orti e giardini.
Confagricoltura, dal canto suo, pone l’accento sulla prevista riduzione di produzione dei cereali tra il 15 e il 20%, ritenendo urgente intervenire perchè ciò non si estenda alle altre colture.
Ha quindi chiesto al governo di assumere, di concerto con le Regioni, tutte le iniziative necessarie a mettere le aziende agricole nelle condizioni di assicurare almeno i livelli produttivi ordinari. La carenza di acqua destinata all’agricoltura è stato il primo punto all’ordine del giorno della riunione della Giunta confederale che ha preso in esame l’attuale situazione degli ambiti territoriali e ha iniziato a elaborare una prima indicazione dei danni provocati dallo stress idrico, in corso ormai da mesi. Lo studio dell’impatto climatico sulle produzioni procederà con un incontro con tutte le strutture territoriali di Confagricoltura. Il primo calcolo attendibile è relativo ai cereali. Secondo le stime di Palazzo Della Valle, la siccità colpirà i raccolti di grano duro e tenero che registreranno una flessione calcolata tra il 15 e il 20%. Se la situazione meteorologica non cambierà e se non verranno messi in campo i provvedimenti necessari, gli effetti si estenderanno anche ad altre colture. Se il governo non si attiverà in tempi stretti, la perdita di produzione potrebbe avere impatti negativi anche sulla spesa alimentare degli italiani.
Per la Cia-Agricoltori Italiani urgono interventi immediati come turni per annaffiamenti e irrigazioni di soccorso per salvare le produzioni in campo, e poi interventi strutturali sulle infrastrutture idriche come una rete di nuovi bacini e invasi, diffusi sul territorio, per l’accumulo e lo stoccaggio di acqua piovana. Secondo Cia ora serve un intervento rapido del Governo per rispondere all’emergenza, mettendo in campo soluzioni a tutela di cittadini e imprese agricole. C’è bisogno di misure concrete, di interventi seri di manutenzione della rete idrica per un miglior utilizzo delle acque, ma anche di nuove opere di irrigazione, da piccoli invasi distribuiti per accrescere la resistenza dei territori a grandi impianti di desalinizzazione dell’acqua di mare, come in Israele, utilizzando in maniera efficiente ed efficace in primis i fondi del PNRR. Inoltre, per Cia, sono necessari nuovi strumenti di assicurazione, tanto più che quelle che un tempo erano anomalie climatiche oggi stanno diventando la cronaca di tutti i giorni.
(Aggiornamento al 22 giugno 2022) Anche il presidente Franco Verrascina è intervenuto per sottolinea la posizione di Copagri sulla situazione. “Di fronte all’estrema gravità della crisi idrica in atto nel Paese, legata alle precipitazioni più che dimezzate e alla drammatica situazione in cui versano le infrastrutture idriche, è prioritario accelerare il più possibile con la dichiarazione dello stato di emergenza per la siccità, andando al contempo a individuare delle misure finanziarie urgenti che possano dare liquidità immediata alle migliaia di aziende agricole stremate dal conto dei danni della siccità, che si va ad aggiungere alle ripercussioni della pandemia e del conflitto russo-ucraino e agli aumenti record dei costi produttivi e dell’energia”.
“Nel ricordare che il comparto primario non spreca l’acqua, ma al contrario la utilizza per la produzione di cibo per poi restituirla alle falde acquifere e al reticolo idrico, riteniamo fondamentale che il governo si attivi quanto prima per definire le priorità di utilizzo della risorsa idrica, tenendo bene a mente la ciclicità dell’attività agricola, legata ai ritmi della natura, e adoperandosi prontamente per scongiurare una pericolosissima ‘guerra dell’acqua’”, continua Verrascina.
“Accanto alle misure da mettere in campo nel breve periodo per salvare la produttività agricola del Paese, bisogna poi ragionare su altri interventi a medio-lungo raggio, che anche grazie al PNRR possano garantire un concreto efficientamento delle rete infrastrutturale idrica nazionale, la quale attualmente sconta gravissime carenze che comportano una perdita media del 50% delle acque; il recupero degli invasi per la raccolta delle acque piovane nei periodi invernali, la bacinizzazione delle risorse idriche e la possibilità di desalinizzare le acque marine sono solo alcuni degli altri possibili interventi da attuare nel futuro”, conclude il presidente della Copagri.




























































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