Rete Rurale Nazionale ha pubblicato l’Indagine mediante banca dati RICA sulla relazione tra disponibilità di spazi di stabulazione e prestazioni economiche degli allevamenti bovini da latte, a cura di Marisanna Speroni del CREA Zootecnia e Acquacoltura e Felicetta Carillo del CREA Politiche e bioeconomia. 

Di seguito, riportiamo una sintesi del documento, che puoi scaricare QUI.

Introduzione e metodo di lavoro

Come riportato dall’indagine, la letteratura fornisce evidenze che la densità di stabulazione negli allevamenti bovini da latte è tra i maggiori fattori di stress ambientale; può influenzare in modo significativo la libertà di movimento, i tempi di riposo e l’incidenza di zoppia delle vacche. Le bovine preferiscono esprimere i loro comportamenti in sincronia con il gruppo a cui appartengono (Barrows, 2001); questa caratteristica allelomimetica comprende la necessità di sdraiarsi contemporaneamente e alimentarsi al rientro dalla sala di mungitura; ciò implica di avere il necessario spazio nelle aree di riposo ed alla mangiatoia. Quando la densità di allevamento è troppo alta, le esigenze comportamentali della vacca potrebbero non essere soddisfatte a causa della competizione per le stesse risorse allo stesso tempo. Alcuni autori hanno riportato che un sovraffollamento significativo riduce l’attività di alimentazione, altera il comportamento a riposo e diminuisce l’attività di ruminazione.

Sulla scia di questo contesto, è stata condotta questa indagine per studiare la relazione tra prestazioni economiche e superficie totale delle stalle di allevamenti bovini da latte considerata come proxy della densità di stabulazione. Per questo sono stati utilizzati i dati statistici ufficiali (RICA). La banca dati RICA è stata istituita per fornire informazioni statistiche alla Commissione europea; contiene numerose informazioni sia sulla struttura dell’azienda nel suo complesso che sui costi e ricavi associati alle attività.

Il metodo di lavoro dell’indagine si è articolato in selezione del campione di 122 allevamenti bovini da latte, situati nella pianura delle regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna (Rete Dati Italiani della Contabilità Agricola (RICA) 2015), stima dello spazio di stabulazione (SSUBA) come rapporto tra le variabili RICA “m2 totali di stalle” e “numero di unità standard di bestiame (UBA)”. Come indicatori di prestazione economica sono stati indicati i seguenti: produzione di latte per vacca/anno; costo del lavoro per UBA; un indicatore di copertura dei costi (CC), calcolato come rapporto tra valore della produzione di latte per UBA e costi fissi per UBA; i costi fissi sono stati misurati sommando il costo del lavoro ed il costo di ammortamento dei fabbricati. È stato usato un modello di regressione multipla per stimare le relazioni tra SSUBA e gli indicatori di prestazione economica; i modelli hanno considerato anche altre variabili indipendenti per tenere conto delle caratteristiche dell’azienda agricola e della mandria.

Discussione dei risultati

La stima della produzione di latte per vacca in funzione di SSUBA e delle altre variabili di controllo aveva lo scopo di verificare quanto già suggerito dalla letteratura, e cioè che un minore affollamento degli animali in stalla (maggiori spazi in stabulazione, mangiatoie, cuccette da riposo, ed altro) ha un effetto positivo sulla produzione di latte.

I risultati del modello confermano che si ha un miglioramento della produzione sino ad un valore di SSUBA, pari a 13,8 m2.

Per quanto riguarda i costi del lavoro: i risultati ci dicono che sino ad un certo punto il costo del lavoro è inferiore in allevamenti caratterizzati da stalle più ampie. Questo risultato si può spiegare con il fatto che all’aumentare dello spazio disponibile rispetto prevalgano, sugli effetti negativi, gli effetti positivi, derivanti dal miglioramento della salute degli animali e conseguente minore necessità di intervento umano per la cura degli animali ammalati, la messa in quarantena, il controllo preventivo, la pulizia.

É stato verificato se il miglioramento nella quantità prodotta e nei costi del lavoro, si evidenzia anche utilizzando una misura di margine lordo di stalla, calcolato sottraendo al valore della produzione i costi del lavoro e di ammortamento. Il valore della produzione viene stimato moltiplicando le tonnellate di latte per UBA per il prezzo medio di vendita; introducendo il prezzo di vendita che generalmente rispecchia la qualità del prodotto, si considera anche l’effetto dello spazio sulla qualità del latte oltre che sulla quantità. Inoltre, il valore della produzione viene espresso in UBA anziché per vacca, per avere un margine lordo della stalla complessiva. La misura di margine lordo ci consente di stimare l’effetto congiunto della variabile SSUBA, sia dal lato dei ricavi che dei costi di gestione della stalla. La distribuzione delle frequenze delle classi di SSUBA (grafico 1) mostra che l’81% delle aziende del campione ha un valore di SSUBA inferiore a 13 m2; il 42% delle aziende mostra un valore inferiore 7 m2 di SSUBA.

 

Questi valori sembrano indicare che per buona parte delle aziende analizzate, a parità di altre condizioni, vi sia l’opportunità di ampliare gli spazi di stabulazione con effetti positivi o non negativi sulle prestazioni economiche.

Queste considerazioni devono essere fatte con cautela in quanto la fonte informativa utilizzata non consentiva di esprimere la densità di stabulazione in uno dei termini convenzionali: superficie per animale, spazio alla mangiatoia per animale, numero di animali per cuccetta.

La variabile SSUBA è stata utilizzata in questa indagine come proxy dello spazio di stabulazione supponendo che vi sia una proporzionalità tra questa misura lo spazio totale disposizione per il riposo, il movimento e l’alimentazione delle bovine da latte. I primi risultati sembrano confermare che SSUBA sia un buon indicatore dello spazio di stabulazione ma è necessario fare alcune deduzioni ed il confronto con dati dalla letteratura affinché la misura di SSUBA e la sua variabilità rilevate in questa indagine acquisiscano valore informativo.

I valori misurati e le stime dei punti di flesso delle curve sono coerenti con quelli considerati da Fregonesi e Leaver (2002) quando hanno voluto sperimentare gli effetti di diversi livelli di densità stabulativa sul comportamento e sulla produzione. Questi autori hanno confrontato bovine allevate su lettiera con una disponibilità di spazio totale pari a 13,5 m2/vacca (9 in area di riposo) o 6,7 m2/vacca (4,5 in area di riposo); hanno comparato anche bovine in stabulazione libera con cuccette; in questo caso i valori di superfice totale confrontati erano 10,6 m2/vacca (di cui 3,9 per il riposo) e 7,75 m2/vacca (di cui 2,3 in area di riposo).

Le norme sul benessere animale non stabiliscono misure minime per la stabulazione dei bovini. Le raccomandazioni di EFSA (2009) recitano: “Poiché le dimensioni del corpo delle vacche sono aumentate negli ultimi 20 anni, dove vengono utilizzate, le cuccette, dovrebbero essere sufficientemente larghe da ridurre al minimo le difficoltà di movimento o il calpestio dei capezzoli. Le cuccette e le stalle dovrebbero essere progettate in modo tale che il movimento in avanti del corpo della vacca non sia ostacolato quando cambia posizione da sdraiata a in piedi. …Una disponibilità di spazio totale inferiore a 8,6 m2 nelle stalle a cuccette influisce negativamente sul benessere.” Il sistema Classyfarm indica come ottimali superfici dell’area di riposo superiori a 7m2/capo per le vacche in lattazione e 4 m2/capo per le manze o un numero di cuccette utilizzabili superiore del 10% rispetto al numero totale di animali.

Conclusioni

Nel campione analizzato le aziende con il maggiore SSUBA, in un intervallo compreso tra 2m2 e 14 m2, mostravano le migliori prestazioni economiche; metà delle aziende presentava un valore di SSUBA inferiore a 8 m2. Pertanto, sembra economicamente sostenibile ed auspicabile un miglioramento delle condizioni di stabulazione nella popolazione rappresentata dal campione oggetto di studio: le aziende specializzate per la produzione del latte bovino della pianura delle 4 regioni italiane che producono circa il 78% del latte italiano.

 

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Fonte: Rete Rurale Nazionale