L’Italia si prepara a recepire i pilastri individuati nella nuova PAC 2023 – 2027 approvata il 23 novembre u.s. elaborando il Piano Strategico Nazionale (PSN), ma secondo le maggiori associazioni ambientaliste ed animaliste il documento è essenzialmente centrato sulla sostenibilità economica del sistema agroalimentare, sottovalutando gli aspetti della sostenibilità ambientale e sociale.
Così ad esempio nel suo comunicato stampa la coalizione Cambiamo Agricoltura definisce la strategia nazionale “un grande bluff” ritenendo che dimentichi il Green Deal, le Strategie “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”. Secondo loro la compresenza delle tre componenti della sostenibilità previste non sono equamente considerate e, per come è stato strutturato il sistema, se una componente è più debole tutto crolla. “Non siamo più neanche di fronte ad un tentativo di greenwashing,” affermano “ma di un vero e proprio patto per l’agricoltura industriale, che relega a contorno gli impegni per l’ambiente e il lavoro”. Dichiarano poi che la la strategia del PSN non indica chiari obiettivi al 2027 per temi fondamentali quali ad esempio: l’aumento delle superfici in agricoltura biologica, la riduzione degli input chimici, la riduzione degli sprechi, il miglioramento del benessere animale. Sembra dunque essere stata messa in secondo piano la conservazione della natura. Tra i punti contestati anche le proposte sul clima con azioni definite “prive di efficacia” dichiarando che se è vero che il 70% delle emissioni climalteranti di fonte agricola derivano dalla filiera dell’allevamento intensivo, concentrato nella Pianura Padana, per ridurle occorre avviare una profonda ristrutturazione che riduca i carichi zootecnici favorendo la transizione da produzioni di massa a quelle di qualità. Ma tale prospettiva non sembra neanche presa in considerazione nella proposta di PSN. A conclusione del comunicato le Associazioni di #CambiamoAgricoltura sottolineano: “La nostra è una valutazione preliminare basata sulle bozze dei documenti sottoposti dal MIPAAF, speriamo quindi in un giudizio finale meno negativo se verranno accolte le nostre osservazioni e proposte”.
Dura anche la reazione di WWF che dichiara: “Lo sviluppo dell’agricoltura biologica e la riduzione dell’uso dei pesticidi sono due obiettivi prioritari del Green Deal europeo, declinati nelle due Strategie UE “Farm to Fork” e “Biodiversità 2030”, entrambi strumenti ignorati e sottovalutati in modo evidente dai nostri decisori politici e dalle Amministrazioni dello Stato e delle Regioni. Eppure l’Italia resta uno dei maggiori produttori, trasformatori ed esportatori di prodotti biologici in Europa, con il 15,6% della superficie agricola utilizzata certificata in biologico e nel 2020 un aumento del 4% dei consumi delle famiglie di prodotti biologici, incremento che sale al 10% nel settore della ristorazione e all’11% per le sole esportazioni all’estero”. WWF ritiene realistico che l’Italia punti al 30% della superficie agricola utilizzata (SAU) certificata in biologico entro il 2027, per arrivare al 40% della SAU entro il 2030, ma per raggiungere questo obiettivo servono risorse finanziarie adeguate, garantendo almeno 900 milioni di euro/anno nella futura PAC attuata in Italia attraverso il Piano Strategico Nazionale, e adeguati strumenti normativi e tecnici. Anche loro chiedono pertanto di rettificare le proposte inserite nel Piano strategico nazionale dichiarando che: “L’Italia non può permettersi il lusso di perdere il treno della transizione ecologica della sua agricoltura e per questo il WWF auspica un cambio di rotta ed una accelerazione delle decisioni a supporto dello sviluppo dell’agricoltura biologica nel nostro Paese” (clicca qui per visualizzare i comunicati stampa).
Fonte: Cambiamo Agricoltura, WWF




























































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