Lo scoppio della guerra in Ucraina e la crisi energetica hanno comportato un notevole aumento dei costi di produzione dell’agricoltura. Il Ministro Patuanelli ha incontrato ieri Coldiretti e Agrinsieme che hanno esposto le loro posizioni e proposte per fronteggiare la situazione attuale.

Il conflitto – denuncia Prandini – ha provocato un ulteriore balzo dei fattori della produzione per i rincari energetici, il blocco dei trasporti, il fermo delle attività produttive ma anche i comportamenti protezionistici e speculativi di Paesi ed operatori.”.

E’ quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Pradini nell’illustrare il documento elaborato per fronteggiare l’emergenza economica ed occupazionale determinata dallo scoppio del conflitto in occasione dell’incontro con il Ministro per le Politiche Agricole Stefano Patuanelli.

L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori che sono stati costretti a ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni durante i quali è scomparso anche un campo di grano su cinque con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati perché secondo la Coldiretti la politica ha lasciato campo libero a quelle industrie che per miopia hanno preferito continuare ad acquistare per anni in modo speculativo sul mercato mondiale, approfittando dei bassi prezzi degli ultimi decenni, anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale attraverso i contratti di filiera sostenuti dalla Coldiretti.

La pandemia prima e la guerra poi hanno dimostrato che la globalizzazione spinta ha fallito e servono rimedi immediati e un rilancio degli strumenti europei e nazionali che assicurino la sovranità alimentare come cardine strategico per la sicurezza” afferma Prandini nel chiedere “interventi urgenti e scelte strutturali per rendere l’Europa e l’Italia autosufficienti dal punto di vista degli approvvigionamenti di cibo”.

La stessa politica agricola, Comune (Pac) e il Pnrr oggi sembrano già inadeguati a rispondere alle esigenze del tempo nuovo che stiamo vivendo e – continua Prandini – vanno modificati eliminando ad esempio l’obiettivo del 10% di terreni incolti previsto nella strategia biodiversità.

Per questo bisogna agire subito – continua Prandini – facendo di tutto per non far chiudere le aziende agricole e gli allevamenti sopravvissuti con lo sblocco di 1,2 miliardi per i contratti di filiera già stanziati nel Pnrr, ma anche incentivando le operazioni di ristrutturazione e rinegoziazione del debito delle imprese agricole a 25 anni attraverso l’Ismea, riducendo le percentuali IVA per sostenere i consumi alimentari, prevedendo nuovi sostegni urgenti per filiere più in crisi a causa del conflitto e del caro energia e fermando le speculazioni sui prezzi pagati degli agricoltori con un efficace applicazione del decreto sulle pratiche sleali. E poi investire per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità, contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica e le NBT a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici.

Agrinsieme: agire compatti per tutelare il potenziale produttivo.

Le conseguenze dell’aumento dei costi di produzione e quelli delle materie prime, che si riflettono sull’intero tessuto economico nazionale, preoccupano anche il coordinamento di Agrinsieme, che riunisce Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari. La situazione non sembra destinata a migliorare, con la novità di questi giorni che vede anche alcuni Paesi partner che stanno anche attivando misure di limitazione alla libera circolazione delle merci all’interno del mercato unico. Questi gli argomenti al centro dell’incontro di ieri con il ministro Stefano Patuanelli.

L’agroalimentare – ha affermato Agrinsieme – è il primo settore produttivo del Paese. E’ necessario sostenere le produzioni con specifici e rapidi interventi che assicurino la tenuta della competitività delle imprese, in particolare quelle zootecniche che stanno affrontando i rincari senza però poter ammortizzare questi maggiori costi. E’ urgente tutelare il potenziale produttivo nazionale, specificatamente per il comparto seminativi e ripensare ad alcune scelte europee anche in campo energetico, intervenendo ove possibile anche supportando i consumi delle famiglie.

Il coordinamento, alla luce della difficile situazione attuale, ha espresso sintonia e supporto alle Istituzioni confermando che gli agricoltori sono pronti a fare tutto il necessario per garantire produzioni sufficienti e di qualità con un pieno utilizzo delle superfici disponibili. “E’ il momento – ha sottolineato Agrinsieme – di agire compatti a livello nazionale ed europeo.

Il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, il presidente di Alleanza delle Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri, il presidente di Copagri Franco Verrascina e il vicepresidente di Cia-Agricoltori Italiani Mauro Di Zio, presenti all’incontro, hanno espresso il massimo supporto alle azioni che il ministro vorrà intraprendere sulla moratoria dei debiti e sugli scostamenti di bilancio, così come per l’emissione di un debito comune europeo.