In merito al recepimento del Regolamento (UE) 2019/6 in materia di medicinali veterinari, con particolare riferimento agli articoli 120 e seguenti, sono sorte diverse problematiche. Queste ultime riguardano principalmente la possibilità di promuovere i vaccini direttamente presso gli allevatori professionali, come strumento per sostenere la vaccinazione, affrontare le epidemie e ridurre l’antibiotico-resistenza.
Riguardo la pubblicità in allevamento dei farmaci immunologici, l’AISA ha espresso parere favorevole alla Commissione Agricoltura e Produzione Agroalimentare del Senato della Repubblica mediante un’audizione svoltasi il 16 febbraio 2022 (per approfondire “AISA: urgente la possibilità di parlare di vaccini direttamente agli allevatori“).
Il 23 febbraio 2022 il Consigliere FNOVI Raffaella Barbero ed il prof. Gianni Re hanno partecipato, in rappresentanza della Federazione, all’audizione convocata online dalla Commissione Agricoltura e Produzione Agroalimentare del Senato della Repubblica. Il nodo da sciogliere è risultato essere proprio il dettato dell’art 121 (Promozione di medicinali utilizzati negli animali) del Regolamento (Ue) 2019/6 relativo alla possibilità di effettuare pubblicità di immunologici in allevamento, su cui FNOVI ha espresso un parere non favorevole.
La posizione FNOVI è stata espressa con chiarezza: pur riconoscendo l’intento del legislatore europeo in ottica One Health di promozione della prevenzione delle malattie infettive in luogo dell’utilizzo degli antibiotici per il contrasto dell’antimicrobico-resistenza, la FNOVI non ritiene che l’allevatore abbia gli strumenti né la formazione adatta per codificare le informazioni che potrebbe ricevere. In particolare, è stato illustrato che la Federazione ritiene che non si debba consentire un inserimento di terze persone nel rapporto fiduciario tra allevatore e medico veterinario, ciò anche per evitare che quest’ultimo venga marginalizzato al ruolo di mero estensore di prescrizioni che sarebbero frutto di contrattazioni commerciali pattuite tra soggetti che rispondono a logiche di mercato (allevatore – produttori/distributori di farmaci).
Nella consapevolezza che il legislatore europeo ha cercato di tenere conto delle diverse dinamiche e dei diversi assetti con cui viene gestito il farmaco nei diversi stati membri, è però stato ribadito che per i medicinali veterinari, così come per i medicinali umani, in Italia è attualmente vietato fare pubblicità se non a veterinari. FNOVI ritiene soddisfacente l’attuale previsione normativa nonché quanto previsto dal paragrafo 1 dell’art 120 e non ravvede la necessità che l’Italia legiferi in merito al paragrafo 2 per consentire la pubblicità in allevamento.
Rispondendo alle domande formulate dai Senatori presenti, Raffaella Barbero ha inoltre chiarito le differenze esistenti con altri paesi europei rispetto alla vendita del farmaco, ed ha ribadito la necessità di tutelare la professione del medico veterinario, che sul territorio si interfaccia con allevamenti che sono estremamente differenti: a fronte di un 30% di zootecnia organizzata ed estremamente professionale e produttiva, abbiamo il restante 70% fatto di piccolissimi o medio piccoli allevatori non attrezzati e non formati in balia degli informatori. Ha poi commentato che sarebbe possibile lavorare per una formazione dell’allevatore, ma che la FNOVI reputerebbe una richiesta in questo senso assolutamente vincolata ed imprescindibile dall’avviato percorso di accreditamento degli allevatori sul benessere animale, che si può realizzare grazie all’apporto del veterinario aziendale.
Anche il Presidente della SIVAR Mario Facchi e il Vicepresidente ANMVI Marco Colombo hanno espresso la loro opinione in merito al recepimento dell’articolo 120 del Regolamento (UE) 2019/6 rivolgendosi, tramite una lettera, alla Direzione Generale della Sanità Animale e dei Farmaci Veterinari (Dgsaf), nella quale chiedono che il Ministero della Salute non si avvalga della deroga prevista all’articolo 120 del Regolamento (UE) 2019/6, confidando che l’Italia non applichi tali deroghe.
La contrarietà in merito a tale decisione deriva dal fatto che “ANMVI e SIVAR ritengono opportuno mantenere le disposizioni nazionali (articolo 107 Divieto di pubblicità del decreto legislativo 193/2006) che non consentono destinatari diversi dal Medico Veterinario prescrittore, auspicando ad una disposizione nazionale maggiormente rafforzativa del vigente divieto, potendo così escludere esplicitamente qualsiasi destinatario diverso dal Medico Veterinario“.
Per le dichiarazioni di SIVAR e ANMVI cliccare qui.
Fonte: AISA, FNOVI, ANMVI, SIVAR
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