12 luglio

È nella notte del 12 luglio, giorno anniversario del suo martirio, che San Lucio, patrono dei casari e di coloro che svolgono attività casearie, appare in sogno a chi la sera precedente lo ha pregato e si è coricato tenendo accesa una candela davanti a una sua immagine. È così possibile interrogarlo e chiedergli grazie, che a volte concede, e così facendo posso rivolgergli alcune domande e annotare le sue risposte che scrivo appena mi sveglio dal sogno.

San Lucio, di Lei si narrano molte cose che alcuni ritengono solo leggende, fino a dubitare della sua esistenza. Quale è la verità?

Dall’Alto dei Cieli dove ora risiedo fuori dallo spazio e dal tempo sono sempre stupito che i miei fratelli umani ritengono vero solo ciò che risulta da qualche pezzo di carta dove è descritto un avvenimento, come una nascita o una morte, o dove è segnata una data. Verità sono anche ben altre, come quelle presenti nella mente e nell’anima e che gli uomini si tramandano di generazione in generazione, come la vita e morte di chi ora ti appare in sogno e in te divento vero. Se si vuole considerare la mia passata vita terrena, in un periodo che voi umani definite come secoli XIII e XIV, con il nome di Lucio, variante del tempo di nomi come Luguzzone, Luzzone, Uguzzone, Uguzzo, Uguccione e simili, sono un pastore di armenti, dipendente di un padrone che mi licenzia accusandomi di furto, mentre invece con i suoi ricchi averi faccio soltanto piccoli doni alla Chiesa e ai poveri con i quali condivido pane e soprattutto piccole quantità il formaggio che produco mungendo gli animali e lavorando il loro latte. Accolto da un nuovo padrone più accondiscendente che mi permette di condividere il mio cibo con i poveri e i pellegrini, per intervento divino le ricchezze del mio nuovo padrone aumentano, mentre diminuiscono quelle del padrone precedente che per odio e invidia mi uccide, mentre con l’armento che custodisco sono sul crinale che divide la Val Cavargna dalla Val Colla, al confine tra la provincia di Como e la Svizzera. Il sangue che sgorga dalle mie ferite mortali forma una sorgente così abbondante da formare un laghetto le cui acque ogni anno diventano rosse il 12 luglio, data del mio martirio.

La ringrazio di quanto mi dice e che conferma il sentire popolare che porta a costruire sulle rive del laghetto un oratorio a Lei San Lucio di Cavargna dedicato, che diviene meta di pellegrinaggi di devoti. Questi a Lei si rivolgono per impetrare la pioggia o il tempo sereno e porta le persone affette da malattie degli occhi a lavarseli con l’acqua rossa che ogni anno compare il 12 luglio, data del martirio. Le stesse acque sono raccolte dai fedeli i quali le conservano in casa per guarire le malattie degli occhi. Ma come è che Lei diviene Patrono dei casari e di chi produce e commercia i formaggi e ogni altro prodotto della lavorazione del latte?

La terra è bassa e il cielo è alto, e molti lo sentono molto distante e hanno bisogno di sentirsi vicino come un intermediario chi ha già vissuto come loro. Anche gli Angeli, che a volte come me ora appaiono agli uomini in sogno, sono ritenuti distanti, se non un particolare angelo, l’Angelo Custode, al quale le persone si rivolgono in momenti di difficoltà o pericolo. In modo analogo, intere nazioni, città, comunità e gruppi sociali e categorie professionali di Corporazioni di Arti e Mestieri si rivolgono all’Alto dei Cieli attraverso la Madonna, e più spesso a un Santo Patrono. La scelta di un Santo come patrono per un determinato mestiere coincide con qualche cosa che ha a che fare con il martirio subito dal santo, con il mestiere che ha esercitato in vita o qualche evento a questa attività connesso, perché così si ritiene che questo sia il modo migliore per comprendere i bisogni e le difficoltà dei propri fedeli, e in questo modo meglio cooperare alla loro protezione. È così che io custode di armenti ma soprattutto produttore di formaggi che dono ai poveri sono stato scelto quale Patrono dei casari e di chi produce e commercia i formaggi e ogni altro prodotto della lavorazione del latte, così raffigurandomi in quadri e formelle in abito da pastore, con una forma di formaggio ed un coltello nell’atto di tagliarla, spesso con un ramo di palma, simbolo del martirio. Il che non mi dispiace perché mi ricorda e mi tiene legato al mio breve soggiorno sulla terra.

Certamente Lei sa che anche altri, oltre i casari e i formaggiai, chiedono la sua intercessione con l’Alto dei Cieli e io nel ringraziala chiedo la sua benedizione.

Nel benedirla Le dico che seguo continuamente le invocazioni che mi arrivavano e quando vedo che sono accompagnate da un cuore sincero e da una giusta e retta fede intercedo presso l’Alto dei Cieli. So che sono divenuto patrono dei formaggiai e delle loro Corporazioni o Arti, in molte città, come Milano, Bergamo, Brescia, Lodi, Codogno, Piacenza, Parma grazie anche agli emigrati della Val Cavargna che nel loro peregrinare dovuto all’attività ambulante di magnani (ramai o calderai) diffondono il mio Patronato in una cinquantina di località del Nord Italia e del Ticino. A Parma l’antichissima e potente Arte dei Lardaroli di Parma, secondo lo Statuto del 1459, ha il diritto di vendita esclusiva di formaggio, carni salate, olio di oliva e di semi, pesci freschi, salsicce, interiora e burro perché in questa città le due attività di trasformazione del latte in formaggio e stagionatura delle carni sono interconnesse e da qui la concentrazione in un’unica Arte. Per questo sono divenuto il protettore anche di Lardaroli e nelle licenze e sui documenti ufficiali della loro Arte la vi è mia immagine nella quale offro un pezzo di formaggio ad un povero.

 

 

 

 

Giovanni Ballarini, dal 1953 al 2003 è stato professore dell’Università degli Studi di Parma, nella quale è Professore Emerito. Dottor Honoris Causa dell’Università d’Atene (1996), Medaglia d’oro ai Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell’Arte del Ministero della Pubblica Istruzione della Repubblica Italiana, è stato insignito dell’Orde du Mérite Agricole della Repubblica Francese. Premio Scanno – Università di Teramo per l’Alimentazione nel 2005, Premio Giovanni Rebora 2014, Premio Baldassarre Molossi Bancarella della Cucina 2014, Grand Prix de la Culture Gastronomique 2016 dell’Académie Internationale de la Gastronomie. 

Da solo e in collaborazione con numerosi allievi, diversi dei quali ricoprono cattedre universitarie, ha svolto un’intensa ricerca scientifica in numerosi campi, raggiungendo importanti e originali risultati, documentati da oltre novecento pubblicazioni e diversi libri.

Da trenta anni la sua ricerca è indirizzata alla storia, antropologia e in particolare all’antropologia alimentare e anche con lo pseudonimo di John B. Dancer, ha pubblicato oltre quattrocento articoli e cinquanta libri, svolgendo un’intensa attività di divulgazione, collaborando con riviste italiane, quotidiani nazionali e partecipando a trasmissioni televisive. Socio di numerose Accademie Scientifiche è Presidente Onorario dell’Accademia Italiana della Cucina e già Vicepresidente della Académie Internationale de la Gastronomie.